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KATANA™ Zirconia YML: l'evoluzione della zirconia multistrato

La possibilità di utilizzare diversi tipi di materiali in zirconia, a seconda dell’indicazione clinica, ha aspetti positivi e negativi allo stesso tempo: positivi perché consente agli odontotecnici di ottenere i migliori risultati possibili in qualunque situazione, negativi perché richiede un magazzino considerevole e molte decisioni da prendere. Per chi preferisce scegliere una strada più efficiente senza compromettere il risultato finale, KATANA™ Zirconia YML è la nuova soluzione ideale.

 

Innovazione e ricerca di Kuraray Noritake

Kuraray Noritake ha infatti studiato a lungo, nei propri laboratori di ricerca, la formula del suo nuovo disco, poiché la miscelazione di polveri con caratteristiche non omogenee, se non perfettamente bilanciata, può portare a situazioni di forti tensioni interne al materiale e conseguente rischio di rotture, anche dopo lungo tempo. Kuraray Noritake è giunta alla sua soluzione con lo sviluppo dell’innovativo disco KATANA™ Zirconia YML multi-colore, multi-traslucenza e multi-durezza.
Grazie all’elevata resistenza della parte interna e alla traslucenza dello strato esterno, questa zirconia multistrato di nuova generazione offre tutte le caratteristiche necessarie per gestire una vasta gamma di indicazioni con risultati estetici eccellenti con una semplice procedura.

 

 

KATANA Zirconia YML: un equilibrio perfetto tra estetica e resistenza

KATANA Zirconia YML reinventa la tecnologia multistrato originale, sviluppata da Kuraray Noritake Dental più di dieci anni fa. Le nuove materie prime sono caratterizzate da concentrazioni di ittrio (ossido di ittrio) diverse, integrate nell’apprezzata struttura multistrato a quattro gradazioni di colore. Il risultato è un disco con un perfetto equilibrio tra gradienti cromatici, di traslucenza e di resistenza alla flessione.

La nuova zirconia, con una resistenza alla flessione minima di 1.000 MPa in tutti gli strati dentina, soddisfa i requisiti di un’ampia gamma di indicazioni, inclusi i restauri monolitici di notevole estensione. Grazie alla ben collaudata gradazione cromatica e all’eccezionale traslucenza dello strato di smalto, le potenzialità estetiche di KATANA™ Zirconia YML sono così elevate che spesso è sufficiente optare per un design monolitico del restauro desiderato e una finitura poco complessa come la lucidatura o la micro-stratificazione con la TECNICA 4.4.1. (Internal Stain+CZR FC Paste Stain).

 

 

I vari strati presenti nel blocco sono perfettamente integrati tra loro grazie a un procedimento in-house che garantisce un agevole posizionamento del restauro all’interno del disco, una transizione invisibile tra gli strati della struttura (indispensabile per ottenere risultati estetici impeccabili), massima precisione dell’adattamento e comportamento a lungo termine predicibile del restauro.

Questa avanzata tecnologia di produzione e composizione del materiale presenta inoltre un ulteriore vantaggio: un processo di sinterizzazione ultra-rapido, della durata di soli 54 minuti, disponibile per corone singole e ponti con massimo 3 elementi. Le proprietà ottiche e meccaniche dei restauri ottenute con il processo di sinterizzazione rapida sono comparabili a quelle ottenute dopo cicli di sinterizzazione di 90 minuti o di 7 ore.


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Un’unica procedura, nessun primer

Un’unica procedura, nessun primer

Dalla sua prima comparsa sul mercato con il nome di “CLEARFIL SA Cement”, la serie di cementi autoadesivi Kuraray Noritake PANAVIA SA Cement si è costantemente evoluta, passando attraversato diversi stadi di sviluppo. Nel corso del tempo, sono stati apportati vari miglioramenti, fino ad arrivare al nostro ultimissimo prodotto: PANAVIA SA Cement Universal. Questi miglioramenti comprendono: il potenziamento della forza di adesione al tessuto dentale, l’aumento della temperatura di conservazione a temperatura ambiente e il prolungamento a tre anni del periodo di conservazione. Quello che invece non è cambiato sono la facilità di eliminare il cemento in eccesso, la tolleranza all’umidità e l’integrazione del monomero MDP originale.

 

Il monomero MDP permette l'adesione di PANAVIA™ SA Cement Universal al tessuto dentale, ai metalli e alla zirconia. Fino a poco tempo fa, il legame chimico a materiali a matrice vetrosa, come la ceramica e la vetro-ceramica, incluso il disilicato di litio e i compositi, era possibile soltanto aggiungendo un primer a base di silano.

Con l’introduzione di PANAVIA SA Cement Universal, la fase di silanizzazione è diventata superflua, grazie all'integrazione dell'innovativa molecola di silano LCSi, permettendo, quindi, di avere una sola procedura universale, senza la necessità di alcun primer aggiuntivo.

 

 

LCSi

A parole, sembrerebbe semplice aggiungere il silano alla pasta. In realtà, vi sono dei limiti. Uno di questi è la difficoltà di mantenere il silano in forma di γ-MPS(gamma-metacrilossipropiltrimetossisilano) attivo per un periodo prolungato. Ciò è dovuto, in parte, alla natura idrofila del γ-MPS: infatti, il contatto con l’acqua in condizioni di acidità causa l’idrolisi dei gruppi alcossi del silano. Per tale motivo, è preferibile utilizzare un silano maggiormente idrofobo e quindi più stabile, evitando di metterlo a contatto con acqua e acidi prima del tempo.

Kuraray Noritake utilizza già da tempo il silano a catena lunga LCSi nei compositi CLEARFIL MAJESTY Posterior e CLEARFIL MAJESTY ES Flow, ma questa è la prima volta che viene utilizzato in un cemento.

Questo esclusivo silano possiede un lungo separatore di idrocarburi (la catena di idrocarburi tra il guppo silanolo e il gruppo metacrilato) che lo rende più idrorepellente e stabile rispetto alla piccola molecola di γ-MPS. In questo modo, la reazione con le particelle di silice nei materiali a base vetrosa avviene in modo più ordinato e veloce. Il risultato è un legame ottimale con la superficie e una maggiore resistenza all’idrolisi.

L’obiettivo di contrastare la degradazione dei silani in PANAVIA SA Cement Universal ha richiesto lunghi e approfonditi studi. Alla fine è stato deciso di separare i componenti più idrofili da quelli idrofobi, in modo che venissero a contatto tra loro soltanto durante la miscelazione della pasta. Questo ci ha consentito di ottenere un periodo di conservazione di tre anni, anche a temperatura ambiente.


Ricerca

Non sono soltanto i nostri dati interni a comprovare l’adesione con materiali vetrosi di qualità comparabile, se non superiore, ottenibile con PANAVIA SA Cement Universal rispetto alla sua versione precedente, PANAVIA SA CEMENT PLUS, utilizzato insieme a CLEARFIL CERAMIC PRIMER PLUS. I primi risultati di uno studio indipendente confermano i nostri dati interni.

Con PANAVIA SA Cement Universal, offriamo oggi un cemento resina autoadesivo che consente l’adesione diretta su praticamente qualsiasi tipo di materiale, senza utilizzo di primer o di altri agenti adesivi separati.

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A cura di Peter Schouten, Technical Manager Kuraray Europe Benelux

 

Caso clinico: Restauro di un quadrante con CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal

Caso clinico realizzato dal Dr. Vincenzo Picciariello

 

I nuovi compositi monocromatici rappresentano una valida opzione, in special modo per i restauri nei settori posteriori, in quanto consentono al clinico di risparmiare tempo e saltare fasi procedurali lunghe e laboriose. Nondimeno, le esigenze estetiche e funzionali rimangono elevate. Il caso clinico che segue mostra, a titolo di esempio, l’operatività clinica di CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal, evidenziando come questo prodotto si integri perfettamente con la struttura dentale circostante.

Una paziente di 33 anni si è presentata nella nostra clinica chiedendoci di sostituire i suoi restauri in amalgama nel quadrante destro superiore (Fig. 1). Il secondo molare presentava una lesione cariosa, mentre il restauro in amalgama sul primo molare evidenziava un’infiltrazione marginale, probabile causa di una futura carie secondaria. Dopo avere posizionato una diga in gomma (Fig. 2), sono stati rimossi i restauri esistenti, rivelando carie secondarie a carico del primo molare e del secondo premolare (Fig. 3). Le cavità sono state rifinite mediante frese diamantate a grana fine e strumenti a ultrasuoni, per essere poi sabbiate con ossido di alluminio 50-micron per facilitare le successive procedure di bonding (Fig. 4). In questo modo si è incrementata l’energia, l’area di adesione e la rugosità delle superfici interessate, migliorando la bagnabilità dell’adesivo, al fine di garantire un legame ottimale con lo smalto e la dentina.

 

Fig. 1: Immagine pre-operatoria.

 

Fig. 2: Isolamento del campo di lavoro mediante diga di gomma.

 

Fig. 3: Carie secondarie, visibili dopo la rimozione dei restauri in amalgama.

 

Fig. 4: La preparazione delle cavità è stata completata mediante abrasione ad aria delle superfici di adesione.

 

Sono stati posizionati cunei di legno e matrici sezionali con i relativi anelli separatori per passare da una cavità di II Classe mesio-occluso-distale (MOD) del primo molare a una cavità di I Classe mediante tecnica di build-up centripeto (Fig. 5). Su ciascun dente è stata eseguita una mordenzatura selettiva dello smalto mediante gel di acido fosforico al 35% (K-ETCHANT Syringe, Kuraray Noritake Dental Inc.), interamente rimosso mediante risciacquo e asciugatura prima di applicare i due componenti di CLEARFIL SE BOND 2 – il primer auto-mordenzante e l’agente adesivo foto-polimerizzante. L’adesione è stata trattata con un leggero flusso d’aria per uniformare la superficie e lo strato adesivo è stato infine foto-polimerizzato per 40 secondi. La procedura è stata completata sigillando subito dopo la dentina con un composito fluido (CLEARFIL MAJESTY ES FLOW Low nel colore A3) in spessori controllati.

Il restauro delle cavità è stato completato utilizzando CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal (Kuraray Noritake Dental Inc.) nell’unica tonalità disponibile per i posteriori, Universal shade. Per caratterizzare le fessurazioni e sottolineare l’aspetto della morfologia occlusale, è stato applicato un agente colorante nella tonalità dark-brown. Il sistema di lucidatura prescelto è stato CLEARFIL Twist DIA (Kuraray Noritake Dental Inc.). Dopo la lucidatura, si osservava la differenza di colore tra i restauri e le superfici dello smalto visibilmente disidratate (Fig. 6). Al controllo eseguito a distanza di 30 giorni, i restauri mostravano un’integrazione cromatica adeguata e soddisfacente (Fig. 7).

 

Fig. 5: Cunei, matrici sezionali e anelli posizionati per il build-up delle pareti prossimali del primo molare.

 

Fig. 6: Foto scattata immediatamente dopo la lucidatura, con lo smalto disidratato e la guida di gomma ancora in situ.

 

SITUAZIONE FINALE

 

Fig. 7: Immagine del risultato estetico del trattamento a distanza di 30 giorni.

 

Il trattamento di questo quadrante dimostra come il composito CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal rappresenti un’innovazione che va a integrare la linea di compositi Kuraray Noritake Dental, consentendo al clinico di semplificare le procedure di modellazione per i restauri diretti nei distretti posteriori, con risultati eccellenti sotto il profilo sia estetico sia funzionale.

 

DR. VINCENZO PICCIARIELLO

Ha conseguito la laurea in Odontoiatria e Protesi Dentale nel 2009, presso l’Università di Bari, e si è specializzato in Odontoiatria Conservativa Diretta e Indiretta. Successivamente ha completato la sua formazione in odontoiatria restaurativa adesiva estetica a Ginevra, frequentando il Programma Master Anterior Bio-Esthetic Restorations del Dr. Didier Dietschi e perfezionandosi sotto la guida del Dr. Salvatore Scolavino e del Dr. Gaetano Paolone presso il Centro WeRestore di Roma.
Membro dell’Accademia Italiana di Odontoiatra Conservativa. Autore di pubblicazioni nazionali e internazionali.
Ha partecipato in qualità di speaker a numerose conferenze nazionali e internazionali sul tema dell’Odontoiatria Adesiva. Dal 2009 lavora come libero professionista a Bitonto, dedicandosi prevalentemente alla chirurgia implantare e parodontale e all’odontoiatria restaurativo-protesica adesiva nei settori estetici.

 

 

Zirconia su zirconia: il caso clinico

Realizzato da Odt. Marco Stoppaccioli

 

Nella società di oggi, a causa della più lunga aspettativa di vita e di una più diffusa e più responsabile attenzione per il nostro corpo, abbiamo sviluppato una maggiore sensibilità rispetto al benessere personale. Di conseguenza, molti pazienti già portatori di protesi totali mobili ci chiedono di sostituirle con protesi fisse ricorrendo all’implantologia, in quanto soluzione più valida ed efficace per questa loro esigenza.

La domanda di trattamenti implantari è cresciuta in misura significativa nel corso dell’ultimo decennio, soprattutto da parte di pazienti che utilizzano da tempo protesi totali, a volte causa di riassorbimenti ossei anche considerevoli, ma che tuttavia esitano a sottoporsi a impegnativi interventi di rigenerazione (Foto 1).

Questo genere di riabilitazioni richiede grande impegno e competenza professionale, in quanto comporta necessità di ripristinare una complessa serie di parametri estetico-funzionali andati perduti. A questo scopo sono stati sviluppati prodotti innovativi, non soltanto dal punto di vista del restauro degli elementi dentali, ma anche per quanto concerne gli aspetti ortopedici della procedura.

 

Foto 1: Modelli della situazione dell’arcata superiore e di quella inferiore.

 

Inizialmente, le riabilitazioni dento-scheletriche prevedevano l’uso esclusivo di perni in metallo abbinati a resine acriliche.

Nel corso degli ultimi decenni, abbiamo assistito a un’evoluzione delle tecniche chirurgiche e dei materiali utilizzati, tra i quali la zirconia2 ha svolto un ruolo importante e fortemente innovativo. Il principale motivo del successo della zirconia è da attribuirsi alla possibilità di utilizzarla in modo anatomico, attraverso un protocollo semplice ed efficace, grazie alla tecnologia CAD/CAM.

La zirconia, creata per essere rivestita di ceramica, ha subito nel tempo una profonda evoluzione: da materiale destinato esclusivamente alle strutture, molto resistente ma con scarse qualità estetiche, è divenuta un materiale per restauri anatomici, fino a rappresentare una vera e propria alternativa ai restauri stratificati. Grazie alle attività di ricerca e innovazione del settore dentale, che hanno portato all’ottimizzazione dei parametri chimico-fisici3, disponiamo oggi di un’ampia varietà di prodotti, tra cui la zirconia multistrato.

In termini più analitici, la zirconia multistrato offre una validissima risposta al problema della traslucenza, una proprietà che è inversamente proporzionale alla resistenza alla flessione. Sul mercato, la resistenza alla flessione di questa classe di materiali può variare tra 550MPa e 1200MPa. Questa caratteristica della zirconia ne determina anche la gamma di indicazioni, in funzione del contenuto di ossido di ittrio, che agisce da stabilizzatore.

 


Per le riabilitazioni dento-scheletriche, il protocollo prevede l’utilizzo di zirconia monolitica multistrato, caratterizzata da ottime proprietà di resistenza alla flessione ma con un livello di traslucenza più basso, il che rappresenta il suo limite dal punto di vista estetico. D’altro canto, l’uso della zirconia multistrato a traslucenza elevata, data la sua mancanza di resistenza alla flessione, non è un’alternativa proponibile, malgrado risponda in pieno ai requisiti di naturalezza estetica.

A tutt’oggi, si può affermare che non esiste una zirconia che offra proprietà meccaniche elevate unitamente a un alto livello di traslucenza, entrambi aspetti fondamentali per il successo del restauro.

In considerazione di questi fattori, è nata l’idea di creare un protocollo sperimentale innovativo, in grado di supportare, da un lato, la capacità dei sistemi CAD/CAM di copiare con la massima precisione un progetto o, meglio ancora, un impianto provvisorio funzionalizzato, e dall’altro lato, di associare l’uso di due zirconie aventi caratteristiche diverse: una zirconia bianca, estremamente resistente, da 1125 MPa (KATANA Zirconia HT Kuraray Noritake), e una zirconia multistrato super-traslucente, da 750 MPa (KATANA Zirconia STML Kuraray Noritake).

Protocollo operativo

Nelle riabilitazioni dento-scheletriche, il successo dipende dalla precisione della diagnosi clinica, finalizzata al restauro funzionale ed estetico del caso. Compito fondamentale dell’odontotecnico è tradurre queste informazioni attraverso la ceratura diagnostica, sia di tipo analogico che digitale.

 

Foto 2: Ceratura diagnostica digitale.


Foto 3: Ceratura diagnostica analogica.

 

Grazie alla digitalizzazione, con una stampante 3D è possibile realizzare la ceratura in modo veloce ed economico, con un prototipo che consente al clinico di eseguire una prova iniziale nel cavo orale del paziente.

 

 

 

Foto 4: Dalla progettazione al prototipo in 3D.


Una volta certificata l’adeguatezza del prototipo in esame, la fase successiva consiste nella costruzione dell’impianto provvisorio che, una volta posizionato nel cavo orale per un periodo di tempo predeterminato, fornirà tutte le informazioni essenziali dal punto di vista dell’occlusione, in condizioni sia statiche che dinamiche.

Il primo punto di forza di questo protocollo è l’acquisizione di tutte le informazioni riguardanti l’impianto provvisorio e il loro trasferimento al manufatto definitivo tramite i sistemi digitali. In altre parole, è lo stesso impianto provvisorio che diviene il progetto del manufatto definitivo.

 

 

Foto 5: Risultato provvisorio di un progetto analogico.

 

Foto 6: Acquisizione delle informazioni relative alle arcate provvisorie da reinserire nei modelli.

 

Procedura finale: fasi chirurgiche

Una volta acquisite le scansioni dell’impianto provvisorio fornite dalla piattaforma digitale, viene generato il modello della struttura attraverso la riduzione del file dell’impianto provvisorio. La struttura sarà realizzata in zirconia bianca KATANA Zirconia HT (Kuraray Noritake Dental Inc.) con una resistenza alla flessione di 1125 MPa. La scelta è determinata dal livello di durezza del materiale e dall’efficacia della risposta estetico-cromatica sul rivestimento di ceramica rosa.

 

Foto 7: Struttura.

 

 

Foto 8: Struttura in ceramica bianca, 1125 MPa (KATANA HT).


Una volta generato il file strutturale, toccherà al software di modellazione creare gli elementi anatomici, suddivisi per quadranti.

 

 

Foto 9: File suddiviso in tre segmenti.

Il materiale scelto è la zirconia multistrato KATANA Zirconia STML di Kuraray Noritake Dental Inc., con 750 MPa di resistenza alla flessione e livello di traslucenza elevato. KATANA Zirconia STML offre un equilibrio ottimizzato tra proprietà ottiche e meccaniche.

La scelta dell’autore di dividere i componenti anatomici in tre segmenti risponde a un duplice obiettivo: il primo è quello di consentire una fresatura più accurata, il secondo quello di ridurre il più possibile lo spreco di zirconia.

 

 

Foto 10: I tre segmenti dopo la sinterizzazione.


Una volta ottenute le strutture e prima del loro assemblaggio, le parti anatomiche vengono rifinite e lucidate, sottoponendo a sabbiatura soltanto le aree escluse dalle parti funzionali. E’ necessario prestare particolare attenzione  alla texturizzazione dei settori anteriori5, con taglienti, dischi e gommini dedicati. Le superfici che rimangono lucide offrono un coefficiente di abrasione più basso rispetto ai denti naturali6. Infatti, l’abrasività dipende dalla regolarità della superficie. La zirconia lucidata presenta coefficienti di abrasione più bassi rispetto al disilicato di litio e alla ceramica stratificata7.

L’adesione tra i componenti in zirconia anatomici e quelli strutturali viene ottenuta mediante fusione, utilizzando ceramica Noritake Cerabien ZR Low Fusion.

 

 

Foto 11: Unione tra componenti anatomiche e struttura


Una volta ottenuta l’adesione tra componenti in zirconia, la prima fase analogica consiste nella creazione degli elementi gengivali, mediante masse gengivali rosa dedicate, a temperatura elevata, pari a 940 C° (CZR Tissue Kuraray Noritake Dental Inc.). L’autore ha scelto tre masse gengivali per riprodurre le parti cheratinizzate e vascolarizzate8 caratteristiche del tessuto gengivale naturale.

 

 

Foto 12: Ceramica utilizzata: CZR Tissue porcelain.

 

Foto 13: Applicazione di CZR Tissue porcelain

 

Una volta finalizzate le parti gengivali, segue la colorazione delle componenti anatomiche, mediante colori dedicati a bassa temperatura (CZR FC Paste Stain, Kuraray Noritake Dental Inc.) che, insieme all’alto grado di traslucenza della zirconia anatomica, garantiscono ottimi risultati estetici.

Con i colori grigio, blu e nero, è possibile conferire un elevato livello di traslucenza ai margini incisali. Con le tonalità calde, come l’arancio e il giallo, si evidenziano le aree di transizione delle corone anatomiche, mentre con qualche macchia di colore più intensa è possibile caratterizzare e personalizzare gli elementi dentali.

 

Foto 14: Colori utilizzati: CZR FC Paste Stain.

 

La bassa temperatura di cottura di CZR FC Paste Stain garantisce la non alterazione della componente gengivale. La fase finale consiste nella glasura delle parti sabbiate.

 

Foto 15: Situazione finale.

 

 

 

Foto 16: Vista occlusale.

 

Conclusione

Resistenza delle riabilitazioni dento-scheletriche realizzate in zirconia monolitica, un materiale stabile, affidabile ed estremamente biocompatibile, grazie alla possibilità di utilizzare la tecnologia CAD/CAM per realizzare una copia esatta del caso clinico o, meglio ancora, di un impianto provvisorio funzionalizzato.

 

 

 

 

Foto 17: Abbinamento con la ceratura diagnostica.

 

La zirconia da 1125 MPa, per quanto rappresenti la scelta ideale per questa tipologia di protesi, non offre la qualità estetica desiderata. Tuttavia, abbinando tra loro due zirconie diverse, una estremamente resistente e l’altra con elevate proprietà estetiche, si riesce a soddisfare pienamente tale requisito.

 

 

Foto 18 e 19: Situazione intraorale.

 

BIBLIOGRAFIA:

1) Matteo Chiapasco, Eugenio Romeo La riabilitazione implantoprotesica nei casi compless, UTET S.p.A. 2003 Unione Tipografico-Editrice Torinese.

2) Piconi C. ,Rimondini L. ,Cerroni L. , La zirconia in odontoiatria, Masson, 2008.

3) Stawarczyk B., Ozcan M., Hallmann L., Ender A., Mehl A., Hammerle CH., Effect of zirconia sintering temperature on flexural strengh, grain size and contrast ratio. Clin oral investig, 2013.

5) Shigeo Kataoka, Yoshimi Nishimura , Morfologia naturale dei denti, Edizione internazionale Milano 2003
La riabilitazione implantoprotesica nei casi compless.

6) Oh W., Delong R., Anusavice K., Factors affecting enamel and ceramic wear: A literature review. J Prosthet Dent 2002.

7) Preis V., Bher M., Kolbeck C., Hahnel S., Handel G., Rosentritt M., Wear performance of substructure ceramics and veneering porcelains, Dent Mater, 2011.

8) Rutten L. & P., L’estetica su impianti, editrice MEA, 1999.

 

Grazie a: Dr. Fortunato Alfonsi, Odt. Raoul Pietropaolo.

 

CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 - 3 opacità

I 3 diversi gradi di opacità di CLEARFIL MAJESTY ES-2

CLEARFIL MAJESTY ES-2 è il composito che consente di realizzare in modo intuitivo restauri dall’aspetto naturale. Grazie alla combinazione tra capacità di auto-adattamento, risultato dell’innovativa Tecnologia di Diffusione della Luce, fluorescenza naturale, alto contenuto di riempitivi, estrema lavorabilità e lucidabilità eccezionale, con CLEARFIL MAJESTY ES-2 è possibile ottenere risultati estetici straordinari.

E in più è facile da utilizzare. Grazie alla tecnologia di diffusione della luce, CLEARFIL MAJESTY ES-2 si integra senza soluzione di continuità con la struttura della dentatura contigua. In questo modo è possibile coprire l’intera gamma colori della scala VITA con le sole tonalità VITA A.

Per riuscire a riprodurre la natura, dobbiamo rinunciare all’idea che i materiali artificiali possano fare tutto il lavoro al posto nostro. Lo smalto, in particolare, è un tessuto difficile da sostituire con materiali artificiali come i compositi. Quando si cerca di riprodurre lo smalto naturale con un composito traslucente non si riesce quasi mai a raggiungere il risultato desiderato! Per quale motivo? Il fattore determinante è la differenza di valore. Il valore dello smalto naturale aumenta proporzionalmente al suo spessore, mentre per il composito (translucente) il valore decresce.

In alcune situazioni, per esempio per la riproduzione del margine incisale di un incisivo centrale, in cui la zona traslucente è presente naturalmente, è indispensabile utilizzare un composito con un grado di traslucenza maggiore o minore. Tuttavia, spesso è proprio l’opacità di un composito che noi desideriamo sfruttare per coprire le discromie (irregolari) sottostanti. E’ chiaro che se questo è lo scopo che si desidera ottenere, un composito traslucente non è utilizzabile. In questi casi, la variante più opaca del composito rappresenta la prima scelta.

Vi sarà sicuramente capitato di applicare tecniche di stratificazione con un sistema composito, per poi ritrovarvi con risultati deludenti e un colore che tende al grigio. Situazioni di questo tipo sono causate dal fatto che, in quanto produttori - e in questo sicuramente non siamo stati i soli - abbiamo creato una certa confusione, assegnando ai nostri compositi nomi come Dentina o, ancora peggio, Smalto. Questi nomi danno l'impressione che i nostri materiali possano essere utilizzati come perfetti sostituti dei tessuti dentali naturali. In realtà, a causa delle proprietà ottiche totalmente differenti dei tessuti dentali rispetto a quelle dei compositi, questo risultato è ottenibile soltanto per una gamma di indicazioni spesso troppo limitata. Ecco perché, per quanto riguarda le varianti dei compositi con maggiore traslucenza, io consiglio di adottare una certa cautela e utilizzarle soltanto quando è richiesta la trasparenza

Con la sua famiglia di prodotti CLEARFIL MAJESTY, Kuraray Noritake Dental offre tre livelli di opacità di base. Queste tre varianti consentono di creare la trasparenza soltanto dove è necessaria, evitandola in quelle zone in cui è richiesta una maggiore copertura. La variante più opaca, all'interno della famiglia di prodotti CLEARFIL MAJESTY ES-2, è Premium Dentin. Classic è la variante semi-opaca e Premium Enamel quella semi-traslucida.

Un impegnativo restauro di IV Classe può servire da esempio. Alcuni professionisti tendono a utilizzare compositi dentina fino alla giunzione amelo-dentinale. Io consiglio di non farlo, e di applicare il composito fino al margine più esterno del restauro. In questo modo si coprirà anche la porzione bisellata dello smalto. A seconda del risultato finale desiderato, nel terzo incisale si dovrebbero utilizzare soltanto le varianti più traslucenti, Classic o Premium Enamel.

Se si lavora con varianti diverse di CLEARFIL MAJESTY ES-2 in un restauro in cui più di una variante termina sulla superficie, la transizione da un tipo di composito all'altro risulta totalmente impercettibile. Questo perché tutte e tre le varianti contengono praticamente lo stesso tipo di riempitivo, nella stessa percentuale elevata. Nel corso della finitura, non noterete neanche la transizione da una variante all’altra. Anche la lucidabilità è identica in tutte le varianti.

Tutte queste qualità fanno di CLEARFIL MAJESTY ES-2 la vostra scelta ideale per creare senza sforzo restauri dall'aspetto totalmente naturale, nei settori anteriori come in quelli posteriori.

 

A cura di Peter Schouten, Technical Manager Kuraray Europe Benelux

 

 

CLEARFIL MAJESTY ES Flow: Editor’s Choice e sei volte vincitore del Top Product Award

Alcune volte, serve che sia abbastanza fluido da penetrare all’interno di ogni angolo o sottosquadro, mentre altre volte vogliamo che rimanga esattamente dove lo abbiamo messo, per creare la forma che abbiamo progettato. E’ difficile riuscire a coprire tutte le indicazioni dei compositi fluidi con un’unica viscosità. Per questo motivo, Kuraray Noritake Dental propone CLEARFIL MAJESTY ES Flow in tre diversi livelli di fluidità: High, Low e Super Low. Il livello di fluidità viene scelto in base all’indicazione, alla geometria e alle dimensioni della cavità. La variante ad alta fluidità, per esempio, è più adatta per rivestire le cavità, mentre quella con il livello più basso di fluidità è da preferirsi per le faccette in composito.

 

Tuttavia, questo materiale ha molto di più da offrire, come hanno confermato i consulenti di Dental Advisor, che hanno designato il prodotto come Editor’s Choice, conferendogli il premio di Top Product per la sesta volta consecutiva (Volume 38, Numero 01, Gennaio-Febbraio 2021).

 

I 29 esperti di Dental Advisor hanno testato nei loro studi odontoiatrici la variante a fluidità media (Low) di CLEARFIL MAJESTY ES Flow. La performance del prodotto è stata valutata in base ai risultati ottenuti in termini di posizionamento/handling, estetica, viscosità e lucidabilità. Tutte e quattro queste proprietà sono state giudicate “eccellenti” dai consulenti. CLEARFIL MAJESTY ES Flow non cola durante il posizionamento, mentre offre un buon adattamento alle pareti della cavità e riesce a infiltrarsi anche in aree molto ristrette. La Tecnologia di Diffusione della Luce di Kuraray Noritake Dental garantisce l’integrazione senza soluzione di continuità tra il materiale e la struttura dentale circostante, mentre per ottenere la lucentezza della superficie è sufficiente utilizzare un semplice rullo di cotone imbevuto di alcool.

 

 

Grazie a queste proprietà e alle sue più che convincenti prestazioni complessive, il prodotto ha ottenuto un punteggio del 98%, e tutti e 29 i consulenti hanno dichiarato che CLEARFIL MAJESTY ES Flow è il prodotto che avrebbero consigliato a un loro collega. Dal 2015, il prodotto si è aggiudicato ripetutamente il Top Product Award e, con i suoi tre livelli di viscosità, è molto probabile che diverrà il prodotto di elezione per una gamma di indicazioni ancora più ampia.

Scopri di più sul prodotto, clicca qui

KATANA AVENCIA Block: l'evoluzione tecnologica del composito

L'equilibrio ideale tra regolarità, resistenza e lucidabilità

Nel creare i blocchetti KATANA AVENCIA Block per CAD/CAM, il nostro obiettivo era realizzare un materiale che fosse facile da molare ottenendo una superficie perfettamente regolare. Naturalmente, le sue proprietà meccaniche dovevano essere eccellenti, così come la sua lucidabilità. Inoltre, i restauri realizzati con i blocchetti KATANA AVENCIA dovevano durare nel tempo e consentire l'utilizzo della tecnica di cementazione adesiva.

 

L'equilibrio ideale tra regolarità, resistenza e lucidabilità

I blocchetti in composito rinforzato con nano-ceramica in commercio (ad eccezione di VITA™ Enamic) sono prodotti con le stesse metodologie dei compositi per otturazioni utilizzati per le ricostruzioni dirette, ossia miscelando un riempitivo silanizzato con una resina sintetica. Il composito così ottenuto viene poi formato in un blocco o uno stampo e polimerizzato. I principali inconvenienti sono la distribuzione non uniforme delle particelle di riempitivo e il maggior rischio che l'aria intrappolata possa lasciare dei vuoti. I blocchetti KATANA AVENCIA, al contrario, utilizzano l’esclusiva metodologia di Pressatura Del Riempitivo e Infiltrazione Monomerica sviluppata da Koichi Okada e dai suoi collaboratori. Ciò che rende questa metodologia così unica è il modo in cui viene trattato il filler. I filler di silice nanometrici, pretrattati con silano e abbinati a filler di allumina anch'essi nanometrici, sono densamente compressi in un blocco che viene successivamente impregnato di resina. Infine, i blocchi sono termopolimerizzati per garantire il massimo grado di polimerizzazione. I blocchi prodotti in questo modo presentano una struttura densa, omogenea e praticamente priva di vuoti.

Regolarità di superficie

Grazie all’elevato contenuto di riempitivo, con particelle non più grandi di 40 μm, i blocchetti KATANA AVENCIA sono non soltanto resistenti ma anche estremamente semplici da fresare. Grazie alla superficie levigata del risultato, la successiva fase di lucidatura non potrebbe essere più facile.

Resistenza

I blocchetti KATANA AVENCIA offrono un ulteriore esempio del modo in cui siamo riusciti a sfruttare pienamente il nostro know-how e la nostra esperienza nella silanizzazione dei riempitivi.
I riempitivi di silice, di dimensioni nanometriche e silanizzati in maniera ottimale, formano una solida connessione tra silice e matrice resinosa. Questo è essenziale se si vogliono ottenere protesi stabili e resistenti.

Lucidabilità

La struttura densa, omogenea, e priva di spazi vuoti dei blocchetti KATANA AVENCIA consente di ottenere una lucentezza elevata e duratura mediante semplice lucidatura.
I blocchetti KATANA AVENCIA, infatti, non hanno mostrato praticamente nessuna perdita di lucentezza neanche dopo decine di migliaia di spazzolamenti, nel corso dei test effettuati.

Naturalmente, per ottenere risultati ottimali che durano nel tempo, i restauri realizzati con i blocchetti KATANA AVENCIA dovrebbero essere cementati utilizzando uno dei prodotti della famiglia PANAVIA.

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A cura di Peter Schouten, Technical Manager Kuraray Europe Benelux

Single Shade Concept nei restauri diretti dei settori posteriori

Caso clinico realizzato dal Dr. Salvatore Scolavino

 

L’evoluzione dei moderni compositi, attraverso un’accurata selezione dei filler, ha consentito la produzione di masse ad alta diffusione della luce che, grazie ad un biomimetismo molto naturale, hanno sdoganato il Single Shade Concept (SSC), cioè l’utilizzo di una singola massa di composito al fine di restituire la funzione e l’estetica compromesse dalla perdita di sostanza dentale secondaria ad un processo carioso. La difficoltà nella selezione delle masse di dentina e smalto, la complessità nel calibrarne gli spessori per mediare una desaturazione otticamente favorevole all’integrazione del restauro, sembrerebbero problematiche finalmente superate. Tutto ciò si traduce in un considerevole risparmio di tempo alla poltrona ed in un’elevata predicibilità di successo clinico in termini estetici. Perché un materiale composito possa assecondare il SSC, è necessario che abbia un’opacità media, cioè si presenti “tendenzialmente” traslucente. Il passaggio della luce attraverso i sistemi compositi dotati di questa proprietà ottica, ne consentirebbe un assorbimento del colore dal substrato dentale naturale con conseguente effetto biomimetico.

Il caso clinico che segue mostra l’elevata predicibilità in termini di integrazione estetica ottenibili mediante il SSC proposto con il sistema composito CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal.


Descrizione del caso clinico

La paziente, femmina di anni 30, si è recata a visita per controllo di routine durante il quale le sono state diagnosticate delle infiltrazioni marginali sui restauri in composito dei molari 2.6 e 2.7 (Fig. 1).
Una volta posizionata la diga di gomma (Fig. 2), è stata eseguita la rimozione dei precedenti restauri in composito impiegando una fresa multilama a pallina che consente di avere un taglio selettivo per il composito e per il tessuto compromesso da carie. L’estensione della cavità è stata eseguita mediante una fresa diamantata anello rosso di forma tronco-conica con angolo smusso.



Ultimata la preparazione cavitaria (Fig. 3), è stato eseguita una detersione dei substrati mediante l’impiego di biossido di alluminio 50 micron. Previa mordenzatura selettiva dello smalto (K-Etchant Kuraray Noritake) (Fig. 4), la procedura adesiva è stata eseguita con l’adesivo CLEARFIL SE Bond 2 Kuraray Noritake.



Una volta eseguita la mordenzatura (Fig. 5), è stato applicato il primer (Fig. 6) eseguendo un active rubbing per 40”, quindi è stato soffiato adeguatamente per poi applicare il bond mediante le stesse procedure (Fig. 7). Le eccedenze di adesivo sono state soffiate, si è atteso qualche secondo per ottenere l’evaporazione del solvente e si è effettuato un irraggiamento per 40” per consentire la corretta polimerizzazione (Fig. 8).


Come ultima fase della procedura adesiva si è applicato uno strato di circa 1 mm di composito fluido colore A3 (CLEARFIL MAJESTY ES Flow Super Low) (Figg. 9-10) per poi passare alla fase di modellazione del composito (CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal) mediante la tecnica Cusp by Cusp (Figg. 11-12).




Una volta completata la modellazione, con lo scopo di migliorare l’integrazione dei resaturi, è stato eseguito lo staining selettivo dei solchi (Fig. 13) impiegando il colore Dark Brown del sistema Chroma Zone Kuraray Noritake.
Per la procedura di finishing (Fig. 14) sono state impiegate una fresa multilama a pallina e una fresa di Arkansas a fiamma, mentre per il polishing (Fig. 15) è stato impiegato il sistema Twist DIA for Composite Kuraray Noritake.
Dopo rimozione della diga di gomma, prima di congedare la paziente, è stato eseguito il controllo occlusale (Fig. 16) e la successiva lucidatura delle superfici ritoccate.



L’integrazione dei restauri a 30 giorni soddisfa pienamente le aspettative cliniche (Figg. 17-18-19-20).



 

 

DR. SALVATORE SCOLAVINO

Laurea con lode presso la Federico II di Napoli.
Socio Attivo AIC (Accademia Italiana di Conservativa e Restaurativa).
Socio Attivo SIDOC (Società Italiana di Odontoiatria Conservativa).
Socio Attivo IAED (Italian Academy of Esthetic Dentistry).
Fondatore di We Restore (www.werestore.it).
Libero professionista in Nola (NA).
Autore di pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali.
Relatore a congressi nazionali ed internazionali.
Tiene corsi privati in materia di restauri adesivi diretti ed indiretti.
Autore del libro: “Restauri Diretti Nei Settori Posteriori” e “Restauri Diretti Nei Settori Anteriori” Ed. Quintessence Publishing.

Sinterizzazione della zirconia: come ottimizzare il processo

L’impiego della zirconia ad alta traslucenza e gradazione cromatica integrata consente al laboratorio odontotecnico di aumentare la propria efficienza. Le avanzatissime proprietà di materiali quali i prodotti in zirconia multistrato KATANA™ consentono la realizzazione di restauri biomimetici con un sottile strato vestibolare di rivestimento in ceramica o addirittura senza rivestimento. In questo modo si riduce considerevolmente il tempo solitamente richiesto per il rivestimento manuale delle strutture in zirconia. Inoltre, lo spessore parietale può essere notevolmente ridotto, con evidenti vantaggi in caso di interventi odontoiatrici mini-invasivi.

Come sfruttare le qualità della zirconia a traslucenza elevata?

Per poter sfruttare appieno le elevate proprietà estetiche e meccaniche di questi tipi di zirconia è però indispensabile che il manufatto venga realizzato in condizioni ideali. I materiali tecnologicamente più avanzati, con il massimo livello di traslucenza, sono particolarmente sensibili alla contaminazione durante e dopo la fresatura a umido, alla presenza di contaminanti all’interno del forno e alle variazioni di temperatura nel corso della sinterizzazione. I possibili effetti indesiderati vanno da un aspetto grigiastro dei restauri e un croma basso, fino a tracce di verde, di giallo, di blu o di grigio nel manufatto, da macchie bianche sulla superficie a variazioni del colore e della traslucenza.

Le misure qui descritte, se messe in pratica con regolarità, elimineranno in modo efficace tali effetti, aiutando i clinici ad assicurare un’estetica ottimale del risultato finale.

Come ottimizzare il processo di fresatura?

Quando nel restauro finale appaiono tracce di blu o di grigio, la causa è generalmente l’utilizzo, nel processo di fresatura a umido (frequente nelle procedure a bordo poltrona), di acqua di raffreddamento contaminata da particelle estranee. Nelle maggior parte dei casi, alla radice del problema troviamo particelle di silice, residuo della lavorazione di ceramiche vetrose o a base di silicati nella medesima fresatrice. Questo effetto può essere facilmente evitato pulendo accuratamente il vano di fresatura, il serbatoio dell’acqua e il filtro della fresatrice tutte le volte che si cambia il materiale in lavorazione. Un’altra soluzione è optare per la fresatura a secco anziché a umido, con l’ulteriore vantaggio di ridurre il tempo di lavorazione e migliorare la qualità dei margini e delle superfici.

Decontaminazione del vano del forno

In generale, il vano del forno deve essere pulito prima di avviare il processo di sinterizzazione. Gli aspetti più importanti sono la rimozione della polvere all’interno del vano di sinterizzazione e la pulizia degli elementi riscaldanti (resistenze), operazioni da effettuare entrambe mediante una spazzola morbida. L’uso dell’aria compressa è controindicato.

Effetti ottici indesiderati dovuti alla contaminazione del vano di sinterizzazione possono essere rappresentati da macchie bianche sulla superficie del restauro, un aspetto blu-grigiastro e un croma basso, e tracce di verde o di giallo nel materiale. Le macchie bianche sulla superficie del restauro indicano in genere l’uso di perle di allumina contaminate per la sinterizzazione o di strumenti impropri per la modifica delle superfici e la rimozione del canale di colata. Questi problemi si possono evitare sostituendo, una o più volte al mese, le perle utilizzate per la sinterizzazione (non appena mostrano segni di alterazione del colore) oppure utilizzando unicamente strumenti diamantati a grana fine per le correzioni prima della sinterizzazione.

 

 

Se non vengono sostituite regolarmente, le perle di allumina possono causare macchie bianche sulla superficie del restauro.

 

L’aspetto blu-grigiastro e il croma basso possono essere dovuti alla presenza di residui minerali derivanti dai liquidi di immersione all’interno del vano. Tali residui possono essere eliminati selezionando il programma di decontaminazione dal menu del forno e avviandolo dopo avere inserito alcuni frammenti residui di zirconia grezza bianca ad alta traslucenza. Non appena il ciclo di decontaminazione è completato, l'intensità cromatica dei grezzi residui indica l'eventuale necessità di un secondo ciclo. Per prevenire l'aspetto grigiastro dei nuovi restauri, si consiglia di eseguire il programma di decontaminazione non meno di una volta al mese.

 

Pezzi di zirconia bianca rimasti dopo la fresatura.

 

Elementi riscaldanti MoSi2: necessità della rigenerazione

Se il restauro appare di colore verde o giallastro, è molto probabile che il forno sia fornito di resistenze in disiliciuro di molibdeno (MoSi2) ormai invecchiate, da rigenerare o da sostituire. La parte interna di questi elementi è costituita da molibdeno (Mo), generalmente ricoperto da uno strato protettivo di silice (SiO2). Questo strato si accumula naturalmente durante il processo di sinterizzazione, a temperature comprese tra 1000 e 1600°C. Al crescere dello spessore dello strato, aumenta la tensione residua compressiva intrinseca. La tensione intrinseca, così come i possibili fattori estrinseci, ossia derivanti dai liquidi di immersione acidi, può causare con il tempo fessure e rotture dello strato protettivo. Il danno prodotto porterà all'esposizione del nucleo di molibdeno. A temperature più basse, comprese tra 400 e 600°C, all'interno del vano di sinterizzazione il molibdeno reagisce con l’ossigeno, con un processo denominato pest oxidation. L'ossido di molibdeno che ne risulta (MoO3), insieme agli ioni o ossidi metallici degli agenti coloranti, è responsabile della colorazione verde-giallastro sulla superficie dei restauri.

 

Restauri che mostrano una pigmentazione di superficie verdastra.

 

Elementi riscaldanti in disiliciuro di molibdeno, in cui lo strato protettivo di silice è saltato via, causando l'ossidazione e la contaminazione degli elementi nella camera di sinterizzazione.

 

La cottura di rigenerazione, che comporta un riscaldamento rapido e una lunga fase di cottura a circa 1450°C, viene eseguita allo scopo di rigenerare lo strato di silice. Questo procedimento, tuttavia, è efficace per un numero di volte limitato, in quanto un processo di ossidazione e rigenerazione ripetuto può a sua volta causare l'invecchiamento dell'elemento riscaldante, di modo che, alla fine, sarà indispensabile procedere alla sua sostituzione. Il problema della pest oxidation può essere efficacemente evitato utilizzando un forno con elementi riscaldanti in carburo di silicio, che sono molto resistenti all'invecchiamento e non causano alcuna alterazione cromatica. Un effetto secondario positivo è che questi tipi di elementi riscaldanti erogano temperature più costanti.

Controllo della temperatura

Le variazioni della traslucenza o del croma e la pigmentazione delle superfici del restauro sono spesso dovute alle deviazioni delle temperature di sinterizzazione effettive rispetto alla curva termica raccomandata. L’unico modo per risolvere questo problema è la calibrazione della temperatura. Questa misura non costituisce soltanto un prerequisito per ottenere risultati estetici, ma produce anche un impatto decisivo sulle proprietà meccaniche dei restauri realizzati: se le temperature massime sono eccessivamente elevate, per esempio, è probabile che la resistenza alla flessione dei materiali in zirconia si riduca1.

 

 

 

Effetto delle differenze di temperatura durante la sinterizzazione sui restauri in KATANA™ Zirconia UTML: i restauri sono stati sinterizzati alle stesse temperature nominali ma in tre forni diversi!

 

Il controllo della temperatura è generalmente effettuato con l'ausilio di sistemi TempTAB o PTCR (anelli pirometrici per il controllo della temperatura di processo). Questi strumenti sono posti all'interno del forno su un vassoio di sinterizzazione e generalmente sottoposti a un ciclo di calibrazione. Dopo la sinterizzazione, si verifica il diametro del tab o dell’anello. Dato che entrambi subiscono una contrazione controllata, è possibile calcolare la temperatura di sinterizzazione effettiva misurandone il diametro. Un'apposita tabella di conversione aiuta l’operatore a calcolare lo scostamento della temperatura effettivamente raggiunta rispetto ai valori di temperatura indicati sul forno, in modo da poterli correggere, se necessario.

 

TempTAB su un vassoio di sinterizzazione con restauri pronti per essere sinterizzati.


Raccomandazioni di carattere generale

Per realizzare restauri in zirconia con valori estetici e proprietà ottimali, è indispensabile garantire condizioni di lavorazione ottimali. A questo scopo, anziché cercare di correggere le cause di eventuali discromie comparse dopo la sinterizzazione, è preferibile adottare costantemente le seguenti misure preventive:

  • Pulizia del serbatoio dell'acqua della fresatrice prima di ogni ciclo di fresatura (per la sola fresatura a umido).
  • Rigoroso rispetto dei protocolli di sinterizzazione raccomandati dalla casa produttrice dei materiali.
  • Prima di ciascun utilizzo, eliminazione della polvere dal vano di sinterizzazione e dagli elementi riscaldanti, mediante un pennello morbido.
  • Sostituzione delle perle di allumina per la sinterizzazione non appena appaiono segni di discromia (non meno di una volta al mese).
  • Utilizzare esclusivamente strumenti diamantati a grana fine per la rimozione del canale di colata e le correzioni pre-sinterizzazione.
  • Ove possibile: utilizzare forni con elementi riscaldanti in carburo di silicio.
  • I forni con elementi riscaldanti in disiliciuro di molibdeno necessitano di costanti ispezioni visive e di regolari cicli di rigenerazione.
  • Eseguire, almeno una volta al mese, un programma di decontaminazione con polvere decontaminante o residui di zirconia bianca (y-TZP).
  • Controllo e calibrazione della temperatura almeno una volta al mese.

Mettendo in pratica queste semplici misure preventive, è possibile sfruttare al massimo le potenzialità di KATANA™ Zirconia Multistrato di Kuraray Noritake.

Riferimenti bibliografici

1 Stawarczyk, B., Özcan, M., Hallmann, L. et al. The effect of zirconia sintering temperature on flexural strength, grain size, and contrast ratio. Clin Oral Invest 17, 269–274 (2013).