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Competenza, digitale e futuro del laboratorio odontotecnico

Dalla digitalizzazione alla stampa 3D, dalla manualità al servizio: Leo Colella riflette sull’evoluzione del laboratorio odontotecnico e sul ruolo che competenza, personalizzazione e collaborazione continueranno ad avere.

 


C’è una cosa che oggi quasi tutti in odontotecnica danno per scontata sul futuro della professione e che secondo lei è sbagliata, o almeno troppo semplificata?

Sicuramente la competenza. Con l’intelligenza artificiale e, più in generale, con la digitalizzazione si pensa spesso che le macchine faranno tutto. Io non credo sia così. La differenza tra i laboratori continuerà a farla soprattutto la competenza, insieme all’assistenza e al servizio.
Penso alle macchine da cucire: tutti possono avere la stessa macchina, ma qualcuno fa alta moda e qualcun altro prêt-à-porter. Allo stesso modo, nel nostro settore bisogna riportare l’attenzione sulla formazione e sulle competenze dell’odontotecnico.


La fresatura è arrivata come la grande rivoluzione digitale del laboratorio. È un punto d’arrivo o una fase di passaggio? La stampa 3D finirà per sostituirla?

Il CAD/CAM, così come la metallo-ceramica, rimane al momento un gold standard. La stampa 3D, però, sta facendo passi da gigante e credo che avrà un ruolo sempre più importante nel futuro dei laboratori odontotecnici. Più che parlare di una sostituzione, parlerei quindi di una fase di simultaneità tra tecnologie, nella quale la stampa 3D diventerà progressivamente uno degli attori principali.


Ogni transizione tecnologica porta un guadagno, ma può comportare anche una perdita. Nel passaggio al digitale, cosa si è già perso che valeva la pena mantenere?

Si è persa, o comunque si è messa in secondo piano, proprio la competenza odontotecnica. Molte aziende hanno venduto fresatori, stampanti e software facendo passare questa competenza quasi come qualcosa di superfluo. Il risultato è che oggi ci sono sistemi e attrezzature che, in alcuni casi, sono diventati quasi oggetti di arredamento perché manca la competenza necessaria per utilizzarli davvero.
Penso soprattutto alla modellazione morfologica e alla precisione. I software, per fortuna o purtroppo, non fanno tutto da soli: serve una competenza odontotecnica specifica per poterli gestire.


C’è ancora spazio per la “mano” del tecnico, per la stratificazione e la caratterizzazione, o la differenza la farà soltanto chi governa meglio software e parametri?

Spero che ci sia spazio per tutti. Stiamo andando verso un mercato con possibilità diverse: ci saranno lavori più standardizzati e laboratori che continueranno invece a distinguersi grazie alla caratterizzazione, alle competenze e soprattutto alla personalizzazione.
La vera differenza, anche nei lavori CAD/CAM, la fa proprio la personalizzazione. Digitalizzazione, fresatura e stampa 3D sono strumenti, esattamente come un trapano o una spatola: dipende da come li usi. Il laboratorio odontotecnico, secondo me, continuerà ad avere un ruolo proprio se saprà personalizzare sempre di più e non si limiterà a produrre qualcosa di standardizzato. È la competenza tecnica a fare la differenza.


A un giovane che entra oggi in laboratorio consiglierebbe di investire prima sulla “mano” o sul digitale?

Sicuramente sulla mano. Il digitale evolve e continuerà a evolvere, ma si impara più facilmente rispetto alla manualità. Imparare a modellare, capire come gestire un tavolato occlusale o ottenere determinati effetti estetici richiede molta esperienza.
Queste competenze continuano a essere ricercate sia dagli odontotecnici sia dagli odontoiatri che vogliono lavorare a un certo livello. Per questo, a un giovane consiglierei di costruire prima di tutto una solida competenza manuale.


Il modello economico del laboratorio sta cambiando anche per la crescente velocità dei flussi di lavoro. Chi riuscirà a sopravvivere nei prossimi cinque anni?

Credo che oggi un laboratorio non debba puntare soltanto a fare un lavoro bello, ma anche al servizio. Se riesce a ridurre i cicli mantenendo la stessa qualità e le stesse performance, può offrire allo studio dentistico un lavoro più veloce, gestire un’urgenza o semplicemente ridurre i tempi di attesa. È un vantaggio che gli studi cercano.
Questo non significa comprimere i tempi necessari a fare bene le cose. Significa piuttosto ottimizzare i processi: ridurre, quando possibile, i tempi lunghi della stampa 3D, della fresatura o dei cicli di cottura, mantenendo invariata la qualità. Credo che i laboratori capaci di coniugare qualità e servizio saranno quelli che andranno avanti.


Lo scanner intraorale nello studio del dentista è un alleato o una minaccia per il laboratorio? Può arrivare a tagliare fuori il tecnico?

Sicuramente è un alleato. Permette al clinico di inviare i lavori e a noi di vedere le informazioni in tempo reale. Possiamo collegarci da remoto direttamente con lo studio e valutare insieme al clinico, per esempio, se una preparazione è idonea o se c’è qualche problema.
Consente quindi di intervenire e di controllare insieme una serie di parametri. Non credo che taglierà fuori l’odontotecnico; al contrario, dal mio punto di vista è un passaggio che può migliorare lo standard qualitativo e rafforzare la collaborazione tra studio e laboratorio.


Se dovesse dire una cosa sola a un collega cinquantenne che non ha ancora digitalizzato il laboratorio, quale sarebbe?

Gli direi prima di tutto di guardare con attenzione il mercato e capire come si stanno muovendo i colleghi. Se è un odontotecnico molto bravo nell’analogico, con un piccolo laboratorio e un posizionamento preciso, gli direi anche di continuare a fare quello che fa.
Se invece lavora in un contesto con molta concorrenza e flussi sempre più veloci, allora gli consiglierei di guardarsi intorno e intraprendere un percorso che gli permetta di migliorare e ottimizzare il proprio flusso di lavoro.


Tra cinque anni, una previsione precisa: cosa farà il laboratorio odontotecnico che oggi ancora non ci aspettiamo?

Cinque anni sono pochi per vedere grandissime evoluzioni, ma mi aspetto che sempre più spesso i medici ci mandino dei file, noi li progettiamo e loro li ultimano direttamente in studio.
Penso soprattutto a una parte dei clinici che si sta attrezzando con stampanti 3D: mock-up, provvisori, piccoli stampaggi. Come l’impronta ottica ha progressivamente sostituito l’invio dell’impronta fisica al laboratorio, per alcuni piccoli lavori probabilmente arriveremo a mandare direttamente allo studio il file, senza più spedire il manufatto. In parte sta già succedendo.


Su cosa sta investendo oggi, scommettendo che sarà la scelta giusta? E cosa ha smesso di fare?

Sto facendo una scelta molto chiara: ho smesso di pensare al lavoro come a qualcosa legato soprattutto al singolo e ho iniziato a investire sui giovani, sulle persone e sul team.
Stiamo formando odontotecnici molto giovani. Questo ci dà più forza e velocità e permette di mettere insieme punti di vista diversi, compreso l’entusiasmo che un giovane può portare. Un tempo puntavo soprattutto sulla mia individualità: facevo corsi per riuscire a dare il massimo con le mie mani. Oggi quel massimo viene condiviso con un team di odontotecnici, e questo ci permette di offrire servizi diversi.

 

 

 

LEONARDO COLELLA


Diplomato nel 1998, ha costruito una carriera di successo e prestigio nel settore odontotecnico.
Nel 2006 partecipa come tutor al 1° corso per odontoiatri sulla “Tecnica AFG per Odontoiatri” tenuto da A. Battistelli. Nel 2007 è tra i fondatori dell’AIMOD‐AFG (Accademia Internazionale di Modellazione Dentale AFG). È stato docente al corso di perfezionamento in conservativa presso la U.B. (Università autonoma di Barcellona) e la UIC (Università Internazionale di Catalunya) di Barcellona. Dal 2011 tiene sessioni e corsi per odontoiatri e odontotecnici, focalizzandosi specificamente su anatomia dentale e modellazione dei compositi. Nel 2016 vince il prestigioso concorso nazionale indetto da “Amici di Brugg” Brugg Gymnasium.

7 errori da evitare per ottenere un risultato naturale con KATANA Zirconia YML e CERABIEN MiLai

Di Jade Sidou Trabuc, odontotecnica

 

Risultato dall’aspetto naturale: restauro di un incisivo laterale micro-stratificato con ceramica CERABIEN™ MiLai. Sono state eseguite una caratterizzazione interna e una stratificazione minima per riprodurre una forma naturale, una traslucenza armoniosa e una texture superficiale realistica. Masse utilizzate: CCV2 e LTx, Internal Stain per gli effetti e stain superficiali per riprodurre i dettagli e armonizzare il sorriso.

 

7 ERRORI DA EVITARE PER OTTENERE UN RISULTATO NATURALE

Gli insuccessi estetici nei restauri in ceramica non sono quasi mai imputabili al materiale stesso. In dieci anni di attività di laboratorio, raramente ho visto un restauro fallire a causa della zirconia o del materiale ceramico. Osservo invece una serie di errori ricorrenti, spesso invisibili durante il processo di realizzazione, che finiscono per compromettere il risultato finale alla luce naturale o durante la valutazione intraorale.

 

KATANA™ Zirconia YML e CERABIEN™ MiLai (Kuraray Noritake Dental Inc.) sono materiali dotati di notevoli proprietà ottiche. La loro interazione con la luce è molto simile a quella della dentizione naturale, a condizione che l’intero processo di realizzazione venga eseguito in modo coerente. La qualità di un restauro non è determinata dal numero di effetti applicati, bensì dalla comprensione dei principi che regolano la percezione del colore, della traslucenza e della texture superficiale.

 

Nato dalla mia esperienza quotidiana in laboratorio, questo articolo presenta i sette errori più comuni che ho osservato, sia nel mio lavoro sia in quello di altri odontotecnici, durante la realizzazione di restauri micro-stratificati. Per ciascuno spiego perché si verifica, quali conseguenze ottiche comporta e quale soluzione pratica può essere adottata immediatamente.

  • Errore n. 1: Scegliere fin dall’inizio il livello di traslucenza errato
  • Errore n. 2: Copiare una fotografia anziché comprendere il dente naturale
  • Errore n. 3: Trascurare l’impatto della preparazione clinica
  • Errore n. 4: Correggere il colore con la ceramica
  • Errore n. 5: Creare un contrasto eccessivo tra gli effetti ceramici
  • Errore n. 6: Sottovalutare l’importanza della lucidatura e della finitura superficiale
  • Errore n. 7: Valutare il lavoro sotto un’unica fonte luminosa

 

STRUTTURA, INTERPRETAZIONE OTTICA E PREPARAZIONE CLINICA

Errore n. 1 – Scegliere fin dall’inizio il livello di traslucenza errato

 

Perché accade: la scelta di KATANA Zirconia YML è spesso dettata dall’abitudine o adottata come soluzione standard per la sua notevole versatilità in termini di resistenza meccanica, senza considerare l’effettiva situazione clinica, in particolare il colore del substrato sottostante (moncone chiaro o scuro, perno-moncone fuso/inlay core). Il livello di traslucenza/opacità della zirconia KATANA (UTML, STML o HTML PLUS) deve essere selezionato in funzione del colore del moncone preparato, dello spessore disponibile e della luminosità dei denti adiacenti.

 

Conseguenze: una struttura troppo traslucente su un moncone scuro genera un effetto grigiastro profondo che non può essere corretto successivamente mediante stratificazione ceramica. Al contrario, una struttura eccessivamente opaca blocca la trasmissione della luce, conferendo un aspetto spento, gessoso e privo di vitalità.

 

Soluzione: valutare sempre il colore del moncone preparato prima di ordinare il disco. Utilizzare le guide di selezione KATANA Zirconia YML, mettendo in relazione il colore del moncone, lo spessore disponibile e il colore finale desiderato. Quando si lavora con disilicato di litio su monconi C3 o D4, privilegiare blocchetti ML o HT per preservare la luminosità senza lasciare che il substrato scuro influenzi l’aspetto superficiale finale.

 

Errore n. 2 – Copiare una fotografia anziché comprendere il dente naturale

 

Perché accade: la tentazione di riprodurre esattamente la fotografia del colore fornita dal clinico è forte. Tuttavia, una fotografia è un’interpretazione della luce, non la luce stessa. Appiattisce i volumi, accentua determinati riflessi ed elimina le transizioni più sottili.

 

Conseguenze: gli effetti vengono riprodotti senza comprenderne l’origine. Un alone incisale visibile in fotografia può essere semplicemente un’illusione ottica creata dall’angolazione del flash. Tentare di riprodurlo in ceramica può determinare un aspetto artificiale e statico.

 

Soluzione: imparare a leggere il dente anziché copiarlo. Analizzare la distribuzione dei lobi di sviluppo e la direzione della luce nella fotografia, distinguendo le reali aree di traslucenza dai semplici riflessi. Con CERABIEN MiLai si lavora considerando il modo in cui la luce si propaga all’interno del restauro, anziché concentrarsi esclusivamente sul suo aspetto superficiale.

 

Errore n. 3 – Trascurare l’impatto della preparazione clinica

 

Perché accade: l’odontotecnico lavora a partire dall’impronta o dal modello digitale fornito dal clinico. Non è sempre possibile rifiutare una preparazione con riduzione insufficiente o irregolare, soprattutto quando si opera con scadenze ravvicinate.

 

Conseguenze: una riduzione dentale insufficiente costringe l’odontotecnico a realizzare una struttura troppo sottile, lasciando uno spazio inadeguato per la stratificazione con CERABIEN MiLai. Una preparazione discromica, o un perno-moncone non opaco, compromette l’intera catena ottica: anche la ceramica più raffinata non può compensare un substrato sottostante opaco e grigiastro.

 

Soluzione: stabilire un protocollo di comunicazione sistematico con il clinico, comprendente una scheda di valutazione degli spazi (vestibolare, occlusale e interprossimale), fotografie del colore del moncone scattate alla luce naturale e, ove possibile, con luce polarizzata. Non esitare mai a richiedere per iscritto modifiche della preparazione. Una relazione di lavorazione ben documentata tutela l’odontotecnico e contribuisce a un migliore risultato clinico.

 

Suggerimento: prima di iniziare un caso complesso, la valutazione del colore del moncone, dello spazio protesico disponibile e delle condizioni di illuminazione consente di prevedere la maggior parte delle criticità estetiche.

 

LA CERAMICA NON PUÒ COMPENSARE TUTTO

Errore n. 4 – Tentare di correggere il colore esclusivamente con la ceramica

 

Questo è uno degli errori più comuni e più dispendiosi in termini di tempo. Nasce dall’errata convinzione che la ceramica da stratificazione sia uno strumento universale per correggere il colore. In realtà, il colore finale di un restauro micro-stratificato è il risultato di un’equazione con quattro variabili: struttura, moncone, colore del cemento e ceramica. Modificarne una senza considerare le altre porta inevitabilmente all’insuccesso.

 

Perché accade: se la struttura KATANA Zirconia YML selezionata è troppo chiara per un moncone C4, l’applicazione superficiale di una ceramica CERABIEN MiLai più satura produrrà un restauro con due aspetti differenti: troppo caldo in luce riflessa e troppo grigio in luce trasmessa. La riflessione e la trasmissione della luce non si comportano allo stesso modo e l’occhio umano le percepisce entrambe simultaneamente.

 

Soluzione pratica: definire l’intera catena ottica prima di iniziare. Conoscere il colore del cemento previsto dal clinico, oppure richiedere espressamente questa informazione, valutare la struttura in luce trasmessa prima della stratificazione e realizzare il restauro tenendo conto del valore complessivo, anziché concentrarsi esclusivamente sul colore superficiale.

 

Errore n. 5 – Creare un contrasto eccessivo tra gli effetti ceramici

 

La tentazione di utilizzare ogni effetto disponibile è comprensibile. Le ceramiche CERABIEN MiLai offrono una gamma eccezionalmente ricca di masse opalescenti, fluorescenti, mammellonari e per effetti incisali. Proprio a causa di questa varietà, è facile incorrere in un’eccessiva caratterizzazione.

 

I denti naturali presentano fenomeni ottici sottili. Caratteristiche interne quali mammelloni, aloni e aree di traslucenza sono generalmente discrete e diventano percepibili solo a distanza ravvicinata. L’aspetto naturale di un restauro non dipende dall’intensità di questi effetti, bensì dalla continuità e dall’armonia delle transizioni tra le diverse masse ceramiche.

 

Un restauro con contrasti eccessivamente marcati viene immediatamente percepito come artificiale, anche da un osservatore non professionista, perché attira l’attenzione anziché integrarsi armoniosamente nella dentizione.

 

Soluzione pratica: utilizzare con moderazione le caratterizzazioni dei mammelloni e, durante la stratificazione, valutare regolarmente il restauro da una distanza minima di circa 50 cm. Questa valutazione macroscopica aiuta a verificare l’equilibrio complessivo degli effetti ottici e a prevenire contrasti eccessivi che potrebbero compromettere l’aspetto naturale del restauro.

 

 

LUCIDATURA, TEXTURE SUPERFICIALE E GESTIONE DELLA LUCE

Errore n. 6 – Sottovalutare l’importanza della lucidatura e della finitura superficiale

 

La condizione superficiale di un restauro in ceramica è uno dei fattori più critici che ne influenzano l’aspetto ottico finale e uno dei più frequentemente trascurati. La texture superficiale funge da interfaccia tra la luce incidente e l’osservatore.

 

Una superficie eccessivamente liscia riflette la luce in modo speculare, creando riflessi luminosi che possono evidenziare lievi imperfezioni cromatiche. Al contrario, una superficie troppo ruvida diffonde la luce in modo incontrollato, riducendo la luminosità percepita e accentuando le irregolarità cromatiche. Con le ceramiche CERABIEN MiLai, la glasura svolge un ruolo particolare: uniforma le micro-texture generate durante la stratificazione e contribuisce alla percezione della profondità. Uno strato di glasura troppo spesso o troppo sottile altera la gerarchia degli strati visivi. Se eseguita correttamente, la lucidatura manuale dopo la cottura può persino superare la glasura in termini di naturalezza, poiché consente di riprodurre texture anatomiche differenziate, più lisce nell’area cervicale e più strutturate nella regione incisale.

 

Soluzione pratica: articolare la procedura di lucidatura in funzione delle diverse aree anatomiche. Utilizzare gommini in silicone con granulometria progressivamente più fine, mantenendo una pressione leggera e costante. Per i restauri monolitici realizzati in KATANA Zirconia YML, completare il protocollo di lucidatura con una pasta diamantata da 1 μm, per ottenere una levigatezza superficiale paragonabile a quella dello smalto naturale. Nei restauri stratificati con CERABIEN MiLai, creare la texture superficiale prima della glasura utilizzando uno strumento rotante a grana fine e verificare la condizione della superficie prima del ciclo di cottura finale.

 

Suggerimento per la lucidatura: sul banco di lavoro tengo sempre un dente naturale estratto e non trattato come riferimento per la texture superficiale. Prima di approvare la lucidatura finale, confronto il restauro con questo dente in luce radente. È un metodo semplice, gratuito e straordinariamente efficace per valutare la qualità e la naturalezza della finitura superficiale.

 

 

Errore n. 7 – Valutare il lavoro sotto un’unica fonte luminosa

 

I laboratori odontotecnici sono spesso dotati di illuminazione fluorescente bianca fredda, pratica per il lavoro quotidiano ma fuorviante nella valutazione di un restauro. La luce fredda tende a far percepire una luminosità maggiore, a ridurre le tonalità rosse e gialle e a diminuire la percezione della traslucenza. Un restauro che appare ideale in queste condizioni può risultare grigio o spento alla luce naturale ed eccessivamente caldo sotto l’illuminazione a incandescenza comunemente presente negli ambienti domestici.

 

Questo fenomeno, noto come metamerismo, è particolarmente critico con ceramiche altamente fluorescenti come CERABIEN MiLai. I pigmenti fluorescenti reagiscono in modo diverso a seconda della composizione spettrale della fonte luminosa: un restauro altamente fluorescente può apparire eccezionalmente vitale alla luce naturale ricca di raggi UV o sotto illuminazione ultravioletta, ma molto più ordinario sotto luce artificiale filtrata.

 

Ignorare questo comportamento ottico può portare a restauri il cui aspetto cambia in modo inatteso dopo il posizionamento intraorale.

 

Soluzione pratica: adottare un protocollo di valutazione con tre fonti luminose, composto da luce diurna naturale (luce diffusa proveniente da nord), luce artificiale calda (3000 K) e luce fluorescente o LED neutra (4000 K).

 

In ciascuna condizione luminosa, valutare il restauro prima isolatamente e poi nel contesto, posizionato sul modello e accanto ai denti adiacenti.

 

Le variazioni del comportamento ottico osservate sotto queste diverse fonti luminose forniscono più informazioni sulla qualità e sull’integrazione del restauro rispetto a qualsiasi altro metodo di valutazione.

 

Suggerimento per l’illuminazione: nel mio laboratorio ho una piccola finestra esposta a nord, senza luce solare diretta. È il mio principale riferimento luminoso. Ogni restauro viene valutato sotto questa luce naturale diffusa prima di lasciare il laboratorio. Questi due minuti di controllo mi hanno evitato numerosi rifacimenti e correzioni non necessari.

 

Questo protocollo di valutazione con tre fonti luminose consente di individuare il metamerismo prima della consegna, prevedere il comportamento del restauro nelle diverse condizioni di illuminazione incontrate dal paziente e verificare la fluorescenza della ceramica in differenti condizioni spettrali.

CONCLUSIONE

PADRONANZA DELL’OTTICA PRIMA DEGLI EFFETTI OTTICI

Dopo anni di lavoro con KATANA Zirconia YML e CERABIEN MiLai, una convinzione rimane immutata: non sono i materiali a limitare il risultato, bensì la nostra comprensione del loro impiego. Questi sette errori non sono fallimenti professionali, ma insidie logiche che ogni odontotecnico incontra nel percorso verso l’eccellenza. Individuarli, definirli e comprenderli significa aver già compiuto metà del cammino.

 

Ciò che distingue un restauro nella media da uno eccezionale raramente è la complessità della stratificazione. Più spesso è la coerenza delle decisioni che ne stanno alla base: selezionare la traslucenza e l’opacità della zirconia adeguate alla situazione clinica; interpretare correttamente le caratteristiche ottiche della dentizione naturale; mantenere un dialogo efficace con il clinico in merito alla preparazione dentale e alla scelta del cemento; utilizzare gli effetti con moderazione; applicare protocolli di lucidatura meticolosi; e attenersi a una procedura rigorosa di valutazione dell’illuminazione. Sono principi semplici, ma la loro applicazione sistematica può migliorare la qualità complessiva e la costanza del lavoro di laboratorio.

 

Comprensione dell’ottica

Studiare la luce, la morfologia e le aree di transizione prima di impugnare il pennello. Un restauro di successo inizia dall’osservazione, non dalla stratificazione.

Coerenza del flusso di lavoro

La struttura, il substrato dentale sottostante, il cemento e il restauro ceramico devono essere considerati come un sistema integrato. Ogni componente influenza il comportamento ottico e meccanico degli altri e nessuna singola misura correttiva può compensare completamente un punto debole della catena restaurativa.

Moderazione nell’uso degli effetti ottici

Gli effetti interni devono valorizzare la naturalezza, non attirare l’attenzione. Nell’estetica ceramica, le transizioni sottili sono più importanti dell’intensità delle singole caratterizzazioni.

Valutazione rigorosa

Valutare il restauro in diverse condizioni di illuminazione, a differenti distanze di osservazione e nel suo contesto clinico. Un protocollo di verifica rigoroso costituisce l’ultima garanzia prima della consegna e del posizionamento definitivo.

 

Dopo anni di esperienza, ho constatato che CERABIEN MiLai, grazie alla sua eccezionale ricchezza cromatica e a un comportamento ottico molto simile a quello dei tessuti dentali naturali, esprime appieno il proprio potenziale solo se utilizzata con discernimento. Non perdona gli eccessi, ma premia generosamente la padronanza tecnica. Proprio per questo, a mio avviso, è uno dei sistemi di stratificazione più fedeli oggi disponibili, in grado di adattarsi altrettanto bene a restauri singoli e multipli. La sua versatilità e coerenza ottica consentono al ceramista di ottenere risultati altamente naturali mantenendo il pieno controllo del processo restaurativo.

 

"Un restauro naturale non dovrebbe attirare l’attenzione su di sé. Dovrebbe semplicemente apparire giusto. Sono i principi ottici, non la quantità di effetti, a creare l’illusione della vita."

– Jade Sidou Trabuc

 

 

SENZA COMPROMESSI.
SENZA EGUALI.
TUO.

 

 

Bonding: perché nell’adesione ogni passaggio conta

Perché la cementazione continua a preoccupare molti odontoiatri?

 

E quanto possiamo davvero adattare i protocolli adesivi alla nostra pratica clinica?

 

Nel nuovo episodio del podcast Bond, prodotto da Quintessenza Publishing, il Prof. Lorenzo Breschi affronta il tema dell’adesione partendo da un principio essenziale: i protocolli non devono essere modificati arbitrariamente. Ogni passaggio ha una funzione precisa e anche una variazione apparentemente trascurabile può influire sul risultato.


Nel corso dell’intervista vengono approfonditi:

  • i motivi per cui l’adesione e la cementazione sono ancora percepite come procedure complesse;
  • l’importanza di seguire protocolli rigorosi e supportati dalla letteratura;
  • il trattamento della zirconia e il ruolo della sabbiatura e dell’MDP;
  • le nuove modalità di cementazione, capaci di coniugare approccio adesivo e autoadesivo;
  • le prospettive future dei materiali bioattivi, con proprietà antibatteriche, remineralizzanti e modulanti.


Un confronto concreto tra ricerca e pratica clinica, per comprendere non soltanto quali passaggi eseguire, ma soprattutto perché sono necessari.

 

 

 

 

Razionale e vantaggi del nuovo sistema di faccette MiLai-KATANA

Quali sono i principi e le motivazioni alla base dell’introduzione di un nuovo concetto di faccetta, frutto dell’integrazione tra la ceramica CERABIEN™ MiLai e KATANA™ Zirconia?

La sinergia tra questi materiali, differenti ma perfettamente complementari, permette di raggiungere un equilibrio ottimale tra estetica, resistenza e affidabilità clinica, delineando un approccio evoluto e consapevole al restauro protesico.

 

Gestione delle discromie

In presenza di discromie o tinte di base fino al colore A3,5, KATANA™ Zirconia Natural White (NW) offre un’eccellente capacità coprente, neutralizzando le alterazioni cromatiche e uniformando il colore naturale del dente, senza compromettere traslucenza e vitalità del restauro.


Massima luminosità e brillantezza

Quando l’obiettivo è ottenere un colore più chiaro e luminoso possibile, KATANA™ Zirconia NW garantisce un bianco cangiante ad alta luminosità, ideale per risultati estetici di massima naturalezza.


Gestione di casi complessi

In situazioni in cui coesistono denti naturali e impianti con variazioni di spessore o presenza di discromie marcate, le proprietà ottiche avanzate di KATANA™ Zirconia Natural White (NW) consentono di mascherare efficacemente le differenze cromatiche, assicurando uniformità di colore e luminosità. Inoltre, riducono significativamente l’effetto di metamerismo, anche con spessori minimi.


Ottimizzazione con preparazione verticale

In caso di preparazione verticale, l’elevata resistenza meccanica, la perfetta integrazione marginale e la facile lavorabilità del materiale garantiscono un adattamento preciso e risultati clinici affidabili. 


Faccetta addizionale ultra-sottile

Lo spessore complessivo di soli 0,4 mm, comprensivo sia della stratificazione in CERABIEN™ MiLai sia del substrato in KATANA™ Zirconia, consente di realizzare faccette additive con minimo sacrificio di tessuto dentale e massima resa estetica.


Efficienza del flusso digitale

Il sistema garantisce riduzione di tempi e costi grazie a un flusso completamente digitale: dalla scansione intraorale alla fresatura a secco di KATANA™ Zirconia, fino alla caratterizzazione estetica con CERABIEN™ MiLai e alla cementazione definitiva con PANAVIA™.

 

Credits: Immagine header tratta dal caso clinico realizzato da Dr. Federico Emiliani e da Odt. Francesco e Fabrizio Ferretti. Caso clinico completo disponibile a questo link 

KATANA™ Zirconia Natural White: la faccetta che non c’era

La richiesta di restauri bianchi, luminosi alimentata da media e social, è in costante crescita. Pazienti di ogni età aspirano a un “sorriso smagliante”, spingendo i clinici a dover accettare queste richieste sempre più diffuse e pressanti.

Tuttavia, è evidente che la disponibilità economica rappresenta spesso un limite, rendendo le faccette estetiche tradizionali accessibili solo a una fascia più ristretta della popolazione. In questo contesto, si spiega l’affermazione della tecnica di flow injection dei compositi come valida alternativa alle faccette in ceramica per il suo vantaggioso rapporto costo-beneficio.


Va inoltre considerato l’impatto demografico della professione odontoiatrica: si stima che, entro cinque anni, oltre il 40% degli attuali dentisti andrà in pensione. La nuova generazione di professionisti, formata con un approccio più conservativo, privilegia trattamenti mini-invasivi e restauri sottili e adesivi.
Questo cambiamento generazionale apre importanti opportunità di sviluppo clinico e professionale per le faccette e gli intarsi estetici solo a patto che si disponga di una proposta sostenibile sia per lo studio sia per il paziente.


Infine, un’ulteriore considerazione riguarda la traslucenza delle faccette realizzate con ceramiche a base di silicato: la loro applicazione risulta spesso limitata e controindicata nei casi in cui il substrato naturale presenti tinte nell’ordine dei colori A3–A3.5 o discromie.


In risposta a queste esigenze, nasce la faccetta MiLai-KATANA, una soluzione in ceramica rinforzata con ossido di zirconio che unisce estetica, accessibilità e performance clinica.

 

Caratteristiche principali


• Design ultra-conservativo: faccetta KATANA™ Zirconia con spessore di soli 0,4 mm e stratificazione con ceramica CERABIEN™ MiLai a partire da 20–30 micron.
• Estetica sofisticata: la ceramica CERABIEN™ MiLai consente la creazione di effetti interni e la finitura con smalti opalescenti in gel ceramici CZR™ FC Paste Stain.
• Traslucenza e mascheramento: le proprietà ottiche della zirconia assicurano un’eccellente capacità di mascheramento anche su substrati normalmente non adatti alle faccette in ceramica.

 

Vantaggi per il clinico


• Workflow digitale completo con pre-visualizzazione per il paziente.
• Preparazione mini-invasiva, anche verticale.
• Elevata resistenza, facilità di cementazione adesiva con PANAVIA™.
• Adatte anche a colori dentinali e discromie.
• Ideali per faccette “bianche ad alto valore”.

 

Vantaggi per il laboratorio


• Fresatura CNC a secco, senza necessità di investire in una CNC ad umido.
• Efficienza della produzione: riduzione di tempi e costi.
• Versatilità clinica: ideali anche per clinici non esperti.
• Aprono nuove opportunità di collaborazione profittevoli - con nuovi studi odontoiatrici.

 

Credits: Immagine header per gentile concessione dell'Odt. Antonio Corradini.

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Ripristino funzionale ed estetico nel settore posteriore con intarsio in KATANA™ AVENCIA™ Block 2

Caso clinico realizzato dal Dr. Pierpaolo Nardelli (Studio Dr. Valerio Gatto) e Odt. Leo Colella

Il ripristino di elementi posteriori compromessi da vecchie otturazioni infiltrate rappresenta una delle sfide più frequenti nella pratica clinica quotidiana.

In questi casi, la scelta tra un approccio diretto e uno indiretto deve tenere conto dell’entità del tessuto perso, della necessità di ricostruire correttamente i contatti interapprossimali e dell’obiettivo di garantire al paziente un risultato stabile e duraturo nel tempo.

Nel caso descritto, un paziente di 67 anni si è presentato alla visita con vecchie otturazioni in composito nel settore posteriore (elementi da verificare con gli autori), clinicamente e radiograficamente infiltrate.

Dopo accurata valutazione clinica e radiografica, si è optato per la sostituzione mediante intarsi indiretti realizzati con KATANA™ AVENCIA™ Block 2 (Kuraray Noritake Dental), scartando l’approccio diretto in considerazione dell’estensione delle cavità e della necessità di ripristinare un’anatomia occlusale precisa e funzionale.

 

Per visualizzare il caso clinico completo, clicca sull'immagine per scaricare il pdf.

 

L’evoluzione della flow injection: la rivoluzione della dima digitale anatomica con isolamento del campo operatorio

Caso clinico realizzato dal Dr. Giuseppe Iacona

La Flow Injection Technique ha trasformato il modo in cui approcciamo i restauri estetici additivi, offrendo una soluzione intermedia tra la stratificazione manuale e le faccette in ceramica.

Il suo limite clinico principale è sempre stato la difficoltà nel conciliare la dima trasparente con un isolamento impeccabile del campo operatorio.
Grazie all’integrazione del workflow digitale, presentiamo oggi un’evoluzione cruciale: la Flow Injection 3.0, realizzata attraverso una dima iniettiva digitale anatomica.

Questo dispositivo non è un semplice guscio di trasferimento, ma uno strumento di precisione progettato per integrarsi con la diga di gomma e garantire adesione sicura ed estetica superiore, grazie all’utilizzo di CLEARFIL™ MAJESTY™ ES Flow (Low).

 

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Restauro estetico mini-invasivo del settore anteriore superiore

Caso Clinico realizzato dal Dr. Giuseppe Iacona

Il restauro del settore estetico rappresenta una delle sfide più complesse in odontoiatria restaurativa e protesica, specialmente in presenza di discromie severe del moncone sottostante. L'obiettivo primario è il ripristino dell'armonia del sorriso (bioemulazione) garantendo al contempo la massima conservazione del tessuto dentale (approccio mini-invasivo).

Storicamente, il disilicato di litio è stato il materiale d'elezione per le faccette grazie alla sua eccellente traslucenza. Tuttavia, la sua limitata capacità mascherante richiede spessori maggiori in caso di substrati scuri, compromettendo la conservazione dello smalto.


L'avvento della zirconia multistrato di nuova generazione, come KATANA™ Zirconia YML di Kuraray Noritake, ha rivoluzionato questo paradigma.

Questo materiale combina un'elevata resistenza meccanica (1100 MPa) con un'alta traslucenza (49%), grazie a una struttura a gradiente che integra cristalli tetragonali nel body layer e un contenuto cubico crescente verso lo strato dello smalto, mimando la progressione naturale del dente.
Questa combinazione unica permette la realizzazione di restauri ultrasottili con eccellente mascheramento del substrato scuro e massima naturalezza ottica.

Il presente caso clinico documenta il protocollo completo per il restauro di un incisivo centrale superiore (2.1) gravemente compromesso e del settore incisale antero-superiore, combinando l'uso di KATANA™ Zirconia YML con la tecnica di stratificazione interna modificata MIL™ (Modified Internal Layering).

 

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Faccette dentali: quando il protocollo giusto cambia la risposta del paziente

La ceramica feldspatica resta il gold standard estetico. Ma il paziente che non può permettersela, o che rifiuta la preparazione del dente, non è un caso perso. È un caso che richiede un protocollo diverso.

 

Il problema reale non è il materiale. È l'accesso alla cura

Ogni clinico che lavora quotidianamente sulle faccette estetiche conosce questa dinamica: il paziente arriva motivato, la diagnosi è chiara, il piano terapeutico è definito. Poi arriva il preventivo, la spiegazione della preparazione dentale, le tempistiche e il paziente tentenna.
È un fatto che i protocolli tradizionali con faccette in ceramica feldspatica comportano costi elevati e, nella maggior parte dei casi, richiedono la riduzione dello smalto. Per molti pazienti, questa combinazione è una barriera concreta.
L'evoluzione dei materiali e delle tecniche adesive negli ultimi anni ha prodotto alternative documentate scientificamente: la Flow Injection Technique con compositi fluidi e le faccette in feldspato rinforzato in zirconia rappresentano oggi, nei casi appropriati, opzioni per estendere l'accesso alle riabilitazioni estetiche senza rinunciare a predicibilità, durata e bianco luminoso.

 

Cosa cambia con le alternative meno invasive

Le faccette in feldspato rinforzato in zirconia e la Flow Injection Technique non sostituiscono la ceramica feldspatica. La affiancano, con indicazioni cliniche precise.
I vantaggi documentati in letteratura includono la riduzione o l'eliminazione della preparazione dentale, costi clinici inferiori che rendono il trattamento accessibile a un bacino più ampio di pazienti, e risultati estetici predicibili supportati da dati a lungo termine – in particolare per i protocolli adesivi sulla zirconia, dove le evidenze si sono consolidate negli ultimi anni.

 

Sostenibilità biologica ed economica: un principio clinico

Il concetto di sostenibilità in odontoiatria estetica ha due dimensioni che si intersecano: biologica ed economica. Un restauro biologicamente sostenibile rispetta i tessuti, minimizza l'invasività e garantisce longevità. Un restauro economicamente sostenibile è quello che il paziente può permettersi e che quindi viene effettivamente realizzato.
Quando queste due dimensioni convergono in un protocollo clinico corretto, il risultato è un'odontoiatria che allarga il proprio raggio d'azione senza abbassare gli standard. Questo è il presupposto su cui si costruisce il programma scientifico del Veneer Evolution Day.

 

Veneer Evolution Day: cinque relatori, un problema condiviso

Il 10 ottobre 2026, al Museo Storico Alfa Romeo di Arese (Milano), Kuraray Noritake Italia organizza il Veneer Evolution Day: un simposio scientifico costruito intorno a una sola domanda operativa: come offrire a un numero maggiore di pazienti trattamenti estetici di qualità senza compromettere il rigore clinico.
Il programma riunisce cinque relatori internazionali:

  • il Prof. Markus B. Blatz parlerà di faccette estetiche anteriori e posteriori: materiali, indicazioni e workflow digitale e di adesione alla zirconia e protocolli clinici per le ZRBFDP.
  • Il Prof. Lorenzo Breschi approfondirà l’adesione dentale come fondamento della sostenibilità biologica.
  • Il Dr. Michał Jaczewski illustrerà le tecniche additive e la Flow Injection Technique per un'estetica accessibile e minimamente invasiva.
  • La Dr.ssa Ioana Datcu parlerà di riabilitazioni estetiche complesse: workflow digitale, comunicazione al paziente, indicazioni e vantaggi di ceramica feldspatica, vetroceramica e faccette in zirconia.
  • L'Odt. Nondas Vlachopoulos approfondirà la selezione dei materiali nei restauri minimamente invasivi.
    Al termine della sessione finale di domande e risposte, i partecipanti avranno accesso alla visita del Museo Storico Alfa Romeo, con ingresso offerto da Kuraray Noritake.

 

Informazioni pratiche

  • Data: 10 ottobre 2026, ore 8.45–15.45
  • Sede: Museo Storico Alfa Romeo, Viale Alfa Romeo, Arese (MI)
  • Quota di partecipaizone: €100 IVA inclusa. Pranzo e visita al Museo Alfa Romeo offerti a tutti i partecipanti.
  • Destinatari: odontoiatri e odontotecnici
  • Le iscrizioni sono aperte. I posti disponibili sono limitati.

 

KATANA™ AVENCIA™ Block 2: la ceramica ibrida di seconda generazione per il CAD/CAM chairside

Restauri monoelemento efficienti, esteticamente integrati, pronti in meno tempo

Kuraray Noritake Dental presenta KATANA™ AVENCIA™ Block 2: blocchetti in ceramica ibrida di nuova generazione, progettati per semplificare il flusso di lavoro chairside senza rinunciare alla qualità del risultato finale.


Due varianti, un’unica coerenza estetica

KATANA™ AVENCIA™ Block 2 è disponibile in due versioni ottimizzate per ogni indicazione clinica:

•    Multi-Layered (ML) – gradazione cromatica continua per corone dall’aspetto naturale
•    High-Translucent (HT) – translucenza elevata per restauri parziali come inlay e onlay

Entrambe impiegano filler a particelle ultrafini ad alta concentrazione, per un equilibrio affidabile tra prestazioni meccaniche ed estetica costante.

 

Resistenza, semplicità, tempo risparmiato

Il processo produttivo proprietario garantisce impregnazione uniforme della resina, elevata densità di filler e superfici lisce. Il risultato: restauri durevoli, resistenti all’usura, lucidabili rapidamente fino all’alta brillantezza.

  • Nessuna cottura richiesta.
  • Fresatura a umido o a secco.
  • Compatibile con i principali sistemi CAD/CAM.
  • I protocolli di adesione supportano cementi resinosi autoadesivi e convenzionali, con piena flessibilità clinica.
  • I restauri rimangono modificabili e riparabili nel tempo.

 

Parte dell’ecosistema Universal Excellence

KATANA™ AVENCIA™ Block 2 si integra nell’ecosistema Universal Excellence di Kuraray Noritake Dental, con piena compatibilità con PANAVIA™ SA Cement Universal, PANAVIA™ V5 e CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 per risultati prevedibili in ogni indicazione clinica.
Disponibile nelle versioni ML e HT, in molteplici colori e dimensioni, con attacchi Universal e CEREC.

 

Per scaricare la brocure di KATANA™ AVENCIA™ Block 2, clicca qui

 

PURE Control: Un processo di valutazione in tre step per risultati ottimali nei restauri completamente in ceramica

COS'È IL PROTOCOLLO PURE CONTROL?

La crescente richiesta di un’estetica naturale in odontoiatria ha favorito l’affermazione dei restauri completamente in ceramica. Parallelamente, il workflow digitale ha progressivamente sostituito le procedure analogiche tradizionali.
I restauri monolitici si sono affermati per affidabilità, precisione e resistenza meccanica, pur evidenziando limiti dal punto di vista estetico. Questo ha portato allo sviluppo di nuove tecniche, tra cui la micro-stratificazione, un approccio che privilegia la traslucenza e gli effetti interni riducendo lo spessore dello strato estetico.
Tuttavia, questa tecnica ha introdotto nuove sfide, in particolare nei casi che combinano materiali diversi.
Le differenze nelle proprietà ottiche tra zirconia e disilicato di litio richiedono un approccio metodico per ottenere armonia estetica.

L'Odt. Andreas Chatzimpatzakis presenta un processo di valutazione in tre step per la micro-stratificazione, basato su Valore, Croma e Forma, progettato per fornire al tecnico un controllo preciso sul restauro protesico finale.
Il processo consente di ottenere risultati estetici prevedibili e di alto livello anche nei casi complessi con materiali misti.

 

IL CONCETTO DI PURE CONTROL

PURE Control fornisce agli odontotecnici un approccio semplice e strutturato per la valutazione dei restauri ceramici durante le fasi di lavorazione.

Il processo si concentra sull’analisi di tre parametri estetici fondamentali:

  • Valore (Value) – la luminosità del restauro
  • Croma (Chroma) – l’intensità del colore
  • Forma (Shape) – morfologia e tessitura superficiale

Questa valutazione strutturata consente al ceramista di mantenere il controllo estetico durante l’intero processo di stratificazione.

 

WORKFLOW PRATICO: PURE CONTROL IN PRATICA

Per approfondire il protocollo PURE CONTROL, clicca sull'immagine qui sotto per scaricare il pdf.

 

 

 

Odontotecnico:

ANDREAS CHATZIMPATZAKIS

Andreas si è laureato presso l'Istituto di Odontotecnica (TEI) di Atene nel 1999. Durante gli studi ha seguito un programma presso il Dipartimento di Odontotecnica del Politecnico di Helsinki, dove si è specializzato in sovrastrutture implantari e restauri protesici in ceramica integrale. Dal 2000 gestisce il Laboratorio Odonto-tecnico ACH ad Atene, in Grecia, specializzato in faccette in materiali refrattari, zirconia e protesi implantari a campata estesa. Nel 2017 Andreas è stato in Giappone, dove si è formato sotto la guida di Hitoshi Aoshima, Naoto Yuasa e Kazunabu Yamanda, diventando Formatore Internazionale per Kuraray Noritake Dental Inc.