Identificazione

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In ottemperanza con quanto previsto dalla normativa vigente, dichiaro quindi, sotto la mia responsabilità, di essere un professionista del settore odontoiatrico e/o odontotecnico e di essere pertanto autorizzato a prendere visione del contenuto presente in questo sito internet

Ripristino funzionale ed estetico nel settore posteriore con intarsio in KATANA™ AVENCIA™ Block 2

Caso clinico realizzato dal Dr. Pierpaolo Nardelli (Studio Dr. Valerio Gatto) e Odt. Leo Colella

Il ripristino di elementi posteriori compromessi da vecchie otturazioni infiltrate rappresenta una delle sfide più frequenti nella pratica clinica quotidiana.

In questi casi, la scelta tra un approccio diretto e uno indiretto deve tenere conto dell’entità del tessuto perso, della necessità di ricostruire correttamente i contatti interapprossimali e dell’obiettivo di garantire al paziente un risultato stabile e duraturo nel tempo.

Nel caso descritto, un paziente di 67 anni si è presentato alla visita con vecchie otturazioni in composito nel settore posteriore (elementi da verificare con gli autori), clinicamente e radiograficamente infiltrate.

Dopo accurata valutazione clinica e radiografica, si è optato per la sostituzione mediante intarsi indiretti realizzati con KATANA™ AVENCIA™ Block 2 (Kuraray Noritake Dental), scartando l’approccio diretto in considerazione dell’estensione delle cavità e della necessità di ripristinare un’anatomia occlusale precisa e funzionale.

 

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L’evoluzione della flow injection: la rivoluzione della dima digitale anatomica con isolamento del campo operatorio

Caso clinico realizzato dal Dr. Giuseppe Iacona

La Flow Injection Technique ha trasformato il modo in cui approcciamo i restauri estetici additivi, offrendo una soluzione intermedia tra la stratificazione manuale e le faccette in ceramica.

Il suo limite clinico principale è sempre stato la difficoltà nel conciliare la dima trasparente con un isolamento impeccabile del campo operatorio.
Grazie all’integrazione del workflow digitale, presentiamo oggi un’evoluzione cruciale: la Flow Injection 3.0, realizzata attraverso una dima iniettiva digitale anatomica.

Questo dispositivo non è un semplice guscio di trasferimento, ma uno strumento di precisione progettato per integrarsi con la diga di gomma e garantire adesione sicura ed estetica superiore, grazie all’utilizzo di CLEARFIL™ MAJESTY™ ES Flow (Low).

 

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Restauro estetico mini-invasivo del settore anteriore superiore

Caso Clinico realizzato dal Dr. Giuseppe Iacona

Il restauro del settore estetico rappresenta una delle sfide più complesse in odontoiatria restaurativa e protesica, specialmente in presenza di discromie severe del moncone sottostante. L'obiettivo primario è il ripristino dell'armonia del sorriso (bioemulazione) garantendo al contempo la massima conservazione del tessuto dentale (approccio mini-invasivo).

Storicamente, il disilicato di litio è stato il materiale d'elezione per le faccette grazie alla sua eccellente traslucenza. Tuttavia, la sua limitata capacità mascherante richiede spessori maggiori in caso di substrati scuri, compromettendo la conservazione dello smalto.


L'avvento della zirconia multistrato di nuova generazione, come KATANA™ Zirconia YML di Kuraray Noritake, ha rivoluzionato questo paradigma.

Questo materiale combina un'elevata resistenza meccanica (1100 MPa) con un'alta traslucenza (49%), grazie a una struttura a gradiente che integra cristalli tetragonali nel body layer e un contenuto cubico crescente verso lo strato dello smalto, mimando la progressione naturale del dente.
Questa combinazione unica permette la realizzazione di restauri ultrasottili con eccellente mascheramento del substrato scuro e massima naturalezza ottica.

Il presente caso clinico documenta il protocollo completo per il restauro di un incisivo centrale superiore (2.1) gravemente compromesso e del settore incisale antero-superiore, combinando l'uso di KATANA™ Zirconia YML con la tecnica di stratificazione interna modificata MIL™ (Modified Internal Layering).

 

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Restoring a young patient’s smile with composite

Case by Dr. Onur Alp Yünük 

 

COMBINING HIGH-PERFORMANCE TOOLS AND MATERIALS FOR A PREDICTABLE OUTCOME

Direct composite restorations are a high-quality treatment option even when large amounts of tooth structure need to be replaced. This is due to recent advancements in resin composite materials and adhesive technology. By selecting appropriate materials and layering techniques combined with modern digital tools for colour difference evaluation, it is possible to predictably produce highly aesthetic outcomes, as demonstrated in the following case example.

 

The challenge

A young male patient presented to our clinic requesting the replacement of his existing composite restorations on his maxillary incisors (teeth #12 and #11 according to the FDI notation). Clinical examination revealed extensive restoration loss on the lateral incisor. Furthermore, anatomical irregularities, discolouration, and loss of surface gloss were observed on tooth #11. The adjacent central incisor exhibited similar issues regarding colour and surface polish.

 

In consultation with the patient, it was decided to replace the existing restorations using a modern composite material specifically developed for dual-shade layering – CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium (Kuraray Noritake Dental Inc.). For an exact shade analysis, photographs were taken with and without a cross-polarized filter (Figs. 1 to 4).

 

Fig. 1: Frontal view of the teeth  with extensive restoration loss on the maxillary left lateral incisor.

 

Fig. 2: Cross-polarized photograph of the teeth allowing for a detailed analysis of the shade irregularities.

 

Fig. 3: Lateral view of the teeth.

 

Fig. 4: Lateral view – cross-polarized photograph.

 

The solution

Following removal of the existing restorations, rubber dam was placed for working field isolation. A self-etching adhesive (CLEARFIL™ SE Bond 2, Kuraray Noritake Dental Inc.) was applied in the selective enamel etching mode before establishing the palatal shell using CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium in the shade A1E (Figs. 5 and 6). The mamelon structures were reconstructed with CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium in the shade A1D, while the translucent shade Blue was applied  to the opalescent zone. Finally, yellow and white tints were used for characterization. Fig. 7 illustrates the appearance before,  Fig. 8 after finishing and polishing.

 

Fig. 5: Palatal shell established with the enamel shade A1E of the selected composite.

 

Fig. 6: Lateral view of the teeth during the restoration procedure.

 

Fig. 7: Restoration before finishing and polishing.

 

Fig. 8: Appearance of the restorations after finishing and polishing.

 

The outcome

To evaluate the final colour integration, another photograph was taken with a cross-polarized filter, holding a grey reference card in place for calibration (Figs. 9 and 10). The lateral view of the restored teeth (Fig. 11) reveals that not only the right colour combination, but also a natural surface texture is required for a highly aesthetic outcome.

 

Fig. 9: Frontal view of the restored teeth taken with a cross-polarized filter.

 

Fig. 10: Gray reference card calibration and the resulting L*a*b* coordinates of the restoration.

 

Fig. 11: Lateral view of the restored teeth stressing the importance of surface texture.

 

DISCUSSION AND CONCLUSION

Observation, supported by modern tools for photography and image analysis (like polarized filters and L*a*b* coordinates), is  an important skill needed for the lifelike reconstruction of teeth with direct composite materials. By combining this skill with a highperformance composite system that offers fixed shade combinations and innovative light diffusion technology for a nice blend-in  with the surrounding tooth structure, creating beautiful restorations becomes a predictable business.

In the case presented, the patient was very satisfied with the outcome in terms of aesthetics and function. At regular recalls, the quality of the restorations is checked – they still offer a very nice functional and aesthetic integration.

 

 

Utilizzo del nuovo CLEARFIL MAJESTY ES Flow Universal

Caso clinico realizzato dal Dr. Michał Jaczewski

 

FLOWABLE INJECTION TECHNIQUE

Quali sono le proprietà più importanti di un composito flowable utilizzato nella tecnica di iniezione? L’esperienza personale dimostra che proprietà ottiche bilanciate sono fondamentali: una traslucenza adeguata, un buon effetto blend-in e un’elevata lucidabilità sono determinanti. Tuttavia, anche le proprietà meccaniche rivestono un ruolo essenziale, soprattutto considerando che il materiale restaurativo sarà in diretto contatto con i denti antagonisti. 
Infine, le caratteristiche di manipolazione sono altrettanto cruciali: è necessario un livello di fluidità appropriato per garantire una corretta iniezione, mentre un’applicazione priva di bolle è indispensabile per ottenere una superficie integra e resistente alle pigmentazioni.

Negli ultimi sette anni, CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Low (Kuraray Noritake Dental Inc.) è stato il mio composito flowable di riferimento per la tecnica di iniezione. Il suo livello di fluidità è ideale sia nel settore anteriore sia in quello posteriore. Quando è richiesta una minore fluidità, è possibile passare alla variante Super Low.
Apprezzo inoltre la gamma colori disponibile che, insieme all’eccellente lucidabilità del materiale, consente di ottenere un’estetica naturale.
Le proprietà meccaniche sono tali da permettere un ampio spettro di indicazioni cliniche, senza limitazioni legate ai carichi funzionali.

Quando l’azienda ha annunciato il lancio di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal, disponibile in sole due colori universali e in due livelli di fluidità (Low e Super Low), ho deciso immediatamente di provarlo. La prospettiva di mantenere le proprietà bilanciate che già conoscevo, unita a una selezione cromatica semplificata, appariva molto promettente.
Ad oggi, il nuovo prodotto soddisfa le mie aspettative. Il seguente caso clinico dimostra la semplicità della procedura e l’estetica del risultato. La paziente si è presentata durante terapia ortodontica con allineatori per una correzione di forma nel settore anteriore dovuta a usura del margine incisale.

 

Fig. 1. Situazione clinica iniziale: necessità di correzione della forma nella regione degli incisivi mascellari.

 

Fig. 2. Applicazione di CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 (Kuraray Noritake Dental Inc.) sullo smalto di un incisivo centrale, precedentemente irruvidito mediante sabbiatura con ossido di alluminio (50 μm a bassa pressione) e successiva mordenzatura con acido fosforico.

 

Fig. 3. Mascherina in silicone trasparente posizionato in bocca e CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal Low (colore U) già iniettato in corrispondenza dell’incisivo centrale superiore destro.

 

Fig. 4. Correzione di forma dell’incisivo centrale superiore destro completata.

 

Fig. 5. Situazione dopo rifinitura e lucidatura dei restauri incisali.

 

Fig. 6. Ottima integrazione cromatica con armonioso effetto blend-in rispetto alla struttura dentale naturale circostante.

 

Fig. 7. Risultato immediato del trattamento, con miglioramento dell’estetica del sorriso e conseguente incremento della qualità di vita della paziente durante la terapia con allineatori.

 

RISULTATI CHE PARLANO DA SOLI

Come il prodotto correlato CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow, anche la versione universale CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal offre – dal mio punto di vista – caratteristiche ideali per la tecnica di iniezione con composito flowable.
Le proprietà di adattamento cromatico sono sorprendenti; la traslucenza è elevata quando il materiale viene applicato in strati sottili (riproducendo efficacemente lo smalto), mentre la lucidabilità è paragonabile a quella di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow.
Per un’iniezione praticamente priva di sforzo e senza inclusione di bolle, il prodotto è fornito in una siringa dal design ergonomico. Infine, le proprietà meccaniche garantiscono tranquillità clinica anche nel settore posteriore.

 

Autore:

MICHAŁ JACZEWSKI

Laureato presso l’Università Medica di Breslavia nel 2006, attualmente esercita in uno studio privato a Legnica, in Polonia. È specializzato in odontoiatria minimamente invasiva e odontoiatria digitale ed è fondatore della Biofunctional School of Occlusion, dove tiene corsi e workshop focalizzati su trattamenti riabilitativi completi.

 

Workflow digitale ottimizzato per la tecnica di Flow Injection con CLEARFIL MAJESTY ES Flow Universal

Caso clinico realizzato dal Dr. Giuseppe Iacona

 

La Flow Injection Technique rappresenta un approccio innovativo e predicibile per il restauro estetico di uno o più elementi in una singola seduta (Fig. 1). Questa metodologia, frutto della sinergia tra clinico e laboratorio, consente risultati ripetibili già dal primo intervento, offrendo comfort e durata nel tempo per il paziente.

 

Nel caso descritto, la paziente desiderava chiudere un diastema tra 3.1 e 4.1 (Fig. 1). Dopo valutazioni cliniche, radiografiche e parodontali, si è optato per la tecnica iniettiva, scartando soluzioni ortodontiche e con veneers.

 

Fig. 1: Foto extraorali della paziente: situazione iniziale.

 

Fig. 2: Realizzazione mock-up digitale.

 

La tecnica prevede l’iniezione di composito fluido tramite una dima trasparente (in silicone o resina stampata), realizzata a partire da un mock-up digitale o analogico (Fig. 1-2). È una valida opzione terapeutica grazie alla combinazione tra materiali compositi avanzati e tecnologia digitale.

 

Si è proceduto con scansioni intraorale e facciale, per creare un modello digitale del caso (Fig. 2). Il matching delle due scansioni ha permesso di simulare virtualmente la situazione iniziale. Da qui, si è generato un wax-up trasformato in modello 3D stampato e mascherina in putty per la prova mock-up.

 

La prova mock-up (Fig. 3) ha permesso una valutazione estetica e funzionale attraverso mordenzatura selettiva e stampaggio del materiale nella dima, offrendo un’anteprima del risultato.

 

Fig. 3: Prova mock-up.

 

Successivamente, si è proceduto con la realizzazione delle due faccette dirette mediante Injection Technique, in un’unica seduta (Fig. 4). Dopo l’applicazione del filo di retrazione gengivale e gel astringente (Fig. 5), si è isolato con teflon e mordenzato (Fig. 6-7), quindi applicato l’adesivo CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 (Fig. 8).

Fig. 4: Baseline.

 

Fig. 5: Applicazione filo di retrazione con gel astringente.

 

Fig. 6: Isolamento denti contigui con teflon dentale.

 

Fig. 7: Mordenzatura.

 

Fig. 8: Applicazione CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2.

 

Fig. 9: Dime iniettive.

 

Fig. 10: Applicazione Dima Injection.

 

Fig. 11: Risultato finale.

 

Considerazioni finali

CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal si distingue per eccellenti caratteristiche estetiche, resistenza a compressione e flessione, e capacità mimetica. Le sue proprietà di translucenza, variabili con lo spessore, consentono una resa policromatica con un solo materiale, soprattutto nella versione Universal. L’effetto camaleonte del materiale garantisce una fusione cromatica con i denti adiacenti, rendendo il restauro indistinguibile. Ciò assicura durata nel tempo, bassa incidenza di fratture e risultati altamente soddisfacenti, ideali per affrontare un’ampia gamma di esigenze estetico-funzionali.

Tecniche e tecnologie dei materiali per la ricostruzione conservativa nel settore posteriore

Caso clinico realizzato dal Dr. Manuel Tinto

Il restauro diretto dei denti posteriori oggi privilegia tecniche minimamente invasive, volte a preservare la struttura dentale sana. In questo contesto, i materiali universali permettono di ottimizzare i tempi clinici e ottenere risultati estetici e funzionali di qualità.

 

Questo caso illustra l’uso combinato di Caries Detector, CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2, CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal Low e Super Low e CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal per il trattamento di due lesioni interprossimali su 1.5 e 1.6 (Fig. 1).

 

Fig. 1: Foto pre-operatoria.

 

Fig. 2: Applicazione di Caries Detector.


Fig. 3: Il colore è tanto più intenso quanto più il tessuto è cariato.


Per guidare la rimozione selettiva della dentina cariata, si utilizza Caries Detector, che distingue visivamente tra dentina infetta e affetta (Fig. 2, 3). L’escavazione avviene a secco, a bassi giri, con fresa Cera-Bur fino a completa rimozione del colorante, ottenendo una cavità detersa e non geometrica (Fig. 4).

 

Fig. 4: Cavità rifinite e deterse


Fig. 5: Matrici in sede e cuneo a doppia punta (Quad Matrix) per migliorare il sigillo cervicale su entrambe le matrici.

 

Fig. 6: Anello Quad Matrix in sede.


Si applica quindi CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 (Fig. 7), adesivo universale con film sottile e ottima bagnabilità, particolarmente adatto in presenza di sottosquadri. L’autore predilige l’approccio self-etch con mordenzatura selettiva dello smalto per 15 secondi.

Sul fondo cavitario si posiziona CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal Low (Fig. 8) per uniformare le irregolarità, seguito dalla ricostruzione delle pareti interprossimali con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal in pasta. La sistematica Quad Matrix consente di modellare entrambe le pareti simultaneamente.

 

Fig. 7: Applicazione di CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 previa mordenzatura selettiva dello smalto (15 s).

Fig. 8: Posizionamento di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal (U) Low come liner cavitario.


La cavità di I classe viene completata stratificando due materiali:

  • CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal (UD) Super Low per le zone profonde e difficili da raggiungere, simulando la dentina.
  • CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal per lo strato finale, grazie a maneggevolezza, resistenza ed estetica. La tonalità universale si integra perfettamente (Fig. 9, 10, 11).

 

Fig. 9: Restauri realizzati con una combinazione di composito fluido e composito in pasta (vedi testo).

 

Fig. 10: Restauri ultimati rifiniti e lucidati sotto diga.

 

Fig. 11: Restauri ultimati dopo check occlusale.

 

Considerazioni finali

Caries Detector consente una rimozione selettiva della dentina infetta, preservando la struttura sana. CLEARFIL™ Universal Bond Quick 2 garantisce penetrazione ottimale anche in cavità complesse. L’abbinamento dei materiali CLEARFIL MAJESTY™ offre riempimento preciso, estetica naturale e durabilità. L’uso di materiali universali consente di semplificare il protocollo clinico, ottenendo restauri predicibili, minimamente invasivi e durevoli nel tempo.

 

Autore:

Dr. Manuel Tinto

 

Nel 2019 ha conseguito la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria con una tesi sulla chirurgia implantare guidata presso la Scuola di Medicina e Chirurgia di Milano-Bicocca.

Nel 2019 ha concluso il Post-Graduate “Problem Solving in Parodontologia” presso l’Università di Ferrara.

Nel 2021 ha completato il Post-Graduate in “Chirurgia estetica ricostruttiva parodontale e peri-implantare” presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Nella quotidianità si dedica all’odontoiatria restaurativa, alla protesi adesiva, alla parodontologia e al trattamento dei disordini temporo-mandibolari.

La matrice per la Flow Injection: un’innovazione per l’estetica in composito predicibile e sostenibile

Caso clinico realizzato dal Dr. Luca Alibrandi

 

Nel settore dell’odontoiatria estetica, ottenere risultati naturali, duraturi e predicibili richiede materiali avanzati, strumenti precisi e abilità clinica. CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal, grazie alla sua versatilità e tecnologia innovativa, aiuta a standardizzare la riabilitazione estetica anche in casi complessi (Fig. 1-3).

 

Fig. 1: Situazione iniziale: presenza di multipli diastemi. La paziente non vuole affrontare una trerapia di veneering indiretta.

 

Fig. 2: Paziente con morso profondo e deglutizione atipica che ha determinato lo sventagliamento soprattutto del settore anterosuperiore di sinistra. La paziente rifiuta il trattamento ortodontico.

 

Fig. 3: Dettaglio del sestante superiore.

 

CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal, composito fluido monocromatico, semplifica la gestione del colore grazie al sistema di tonalità guidate, garantendo armonia estetica senza la complessità delle sfumature multiple. Disponibile in due livelli di fluidità (Low e Super Low), offre ottima lavorabilità per le diverse aree di restauro.

La versione Low (75 wt%, 59 vol%) ha resistenza alla flessione di 151 MPa e alla compressione di 373 MPa ed è ideale per le zone anteriori e per l’iniezione nelle matrici IVENEER, grazie alla gestione agevole e alla brillantezza duratura. La radiopacità (140% Al) assicura visibilità nelle radiografie di controllo.

La versione Super Low, con riempitivo al 78 wt% (60 vol%) e radiopacità al 150% Al, garantisce resistenza di 152 MPa in flessione e 374 MPa in compressione. Perfetto per settori posteriori, offre durabilità e resistenza anche sotto sollecitazioni elevate.

Il design intelligente della siringa permette un’estrazione precisa, riducendo sprechi e facilitando l’applicazione. Entrambe le formulazioni permettono lucidatura semplice e lunga brillantezza.

L’uso combinato con le matrici IVENEER (Fig. 4) consente di modellare con precisione la morfologia incisiva, creando un contorno ideale e un ambiente chiuso che migliora la polimerizzazione superficiale (Fig. 5). Si ottiene così un restauro più resistente, lucido e duraturo. I compositi fluidi facilitano l’adattamento delle forme e la correzione delle proporzioni naturali, per un risultato armonioso.

Le componeer possono poi essere rifinite in modo sottrattivo o additivo (Fig. 6-8), adattandosi a situazioni come diastemi ampi e irregolari, semplificando il workflow e migliorando il risultato finale.

 

Fig. 4: IVENEER in posizione sotto diga: queste matrici innovative, utilizzate con l’isolamento classico, permettono un sigillo molto performante, per evitare contaminazioni durante la fase di iniezione.

 

Fig. 5: La prima polimerizzazione sempre dal palato per permettere la contrazione delle resine verso lo smalto e aumentare l’adesione dei restauri diretti.

 

Fig. 6: La fase di lucidatura è favorita dalla creazione, tramite le matrici, di un ambiente che aiuta a limitare la superficie inibita dall’ossigeno, in questo caso però siamo costretti a modellare per sottrazione gli elementi per ricreare un’armonia d’insieme.

 

Fig. 7: Situazione post injection.

 

Fig. 8: Tessitura superficiale con caratterizzazioni morfologiche longitudinali per migliorare le proporzioni coronali.

 

Fig. 9: Dettaglio dei centrali dopo la lucidatura.

 

Considerazioni finali

L’uso combinato di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Universal e delle matrici IVENEER rappresenta un progresso nel restauro estetico degli incisivi. Le proprietà del composito (resistenza, lavorabilità, brillantezza) unite alle matrici preformate permettono risultati naturali e di alta qualità in tempi ridotti. Anche pazienti con limitazioni economiche possono accedere a trattamenti efficaci e tornare a sorridere (Fig. 9).

 

Autore:

Dr. Luca Alibrandi

Laureato in odontoiatria e protesi dentale presso l’Universidad Europea De Madrid nel 2014, dal 2015 al 2017 si specializza in “Parodontologia ed Impiantologia” con un master biennale full time presso la stessa università con la tesi “Valutazione dei diversi trattamenti periimplantari” frequentando attivamente lo studio del Professor Ricardo Fernandez.

Socio Sipro, Aiop, Sidp, Sepa, Sepes e ITI dal 2014 integra la sua preparazione frequentando lo studio del Dott. Agostino Scipioni e collaborando presso lo studio privato del Professor Dario De Leonardis.

Partecipa al corso annuale Aiop di protesi nel 2018/19.

Lavora presso lo studio Odontoiatrico Alibrandi come specialista in parodontologia, impiantologia e protesi.

Dal 2023 collabora come relatore per l’azienda di scanner intraorali 3shape realizzando vari materiali didattici e serate formative in ambito protesico.

 

Riabilitazioni additive no prep su denti usurati: l'innovativa "single index technique" per stampaggi in composito

Caso clinico realizzato dal Dr. Riccardo Ammannato - https://worndentition.eu/

 

Nelle riabilitazioni in presenza di usura dentale tra le varie opzioni restaurative ci sono anche gli approcci additivi no prep di stampaggi con i materiali compositi. Queste tecniche prevedono, grazie al rialzo della DVO, una ceratura da parte del tecnico che poi viene copiata attraverso delle mascherine trasparenti (analogiche o digitali) le quali vengono poi utilizzate dal clinico per stampare il composito in bocca sui denti usurati in un contesto additivo. 

Tra le tecniche di stampaggio pubblicate in letteratura, la Index Technique si differenzia per il fatto che lo stampaggio viene eseguito attraverso delle mascherine singole. Ciò permette, durante lo stampaggio, di rimuovere con facilità gli eccessi di composito inter-prossimali prima di polimerizzarlo e quindi poi poter gestire in maniera facile, veloce e predicibile la fase di rifinitura inter-prossimale. Per contro, la mascherina singola rispetto a quella unita del sestante può risultare meno stabile. Ecco perché negli stampaggi singoli è importante utilizzare su ciascun dente prima di stampare degli stabilizzatori creati per supportare la mascherina durante lo stampaggio, consentendo un “copia & incolla” della ceratura restaurativa affidabile e precisa.
Le mascherine possono essere realizzate in silicone o attraverso stampa 3D.

Nel seguente caso clinico, sono stati utilizzati:
- il composito fluido CLEARFIL MAJESTY ES Flow Low A3 sulla superficie occlusale del 27, 25 e 24;
- il composito universale CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal nella procedura di stampaggio.

 

Fig. 1. Situazione clinica iniziale di un caso di riabilitazione nel contesto dell’usura dentale.

 

Fig. 2. Modello della ceratura restaurativa attraverso un flusso full digital con relativa mascherina singola realizzata in stampa 3D.

 

Fig. 3. Verifica dell’adattamento della mascherina singola sul dente con atterraggio sullo stabilizzatore.

 

Fig. 4. Calzata della mascherina singola con la presenza del composito sul dente. In questa fase è facile, veloce e predicibile per il clinico rimuovere il composito in eccesso inter-prossimale prima di   polimerizzarlo.

 

Fig. 5. Stampaggio singolo ultimato dopo una rifinitura facile e veloce grazie alla rimozione degli eccessi prima di polimerizzare il composito.

 

Fig. 6. Controllo a distanza degli stampaggi singoli.

 

 

Dentista:

Dr. Riccardo Ammannato

Ha conseguito la laurea in Odontoiatria presso l'Università di Genova nel 1999.
Ha frequentato il Dipartimento di Conservativa dell’Università di Zurigo, sotto la guida del Prof. F. Lutz, approfondendo tematiche relative, in particolare, all’odontoiatria adesiva ed alle sue applicazioni in conservativa e protesi.
Docente all’università di Roma Tor Vergata in restaurativa ed estetica dentale, per l’anno 2017, diretta dal Prof F. Mangani.
E’ socio attivo della European Academy Esthetic Dentistry (EAED); è socio attivo dell'Accademia Italiana di Restaurativa e Conservativa (AIC); Associate Member della American Academy Restorative Dentistry (AARD).
Ha sviluppato e poi pubblicato nel 2015 e 2018 sull’International Journal Esthetic Dentistry (IJED) un nuovo ed innovativo metodo di stampaggio per restaurare, con approccio no prep, dentatura usurata (attrito, abrasione e erosione): la “Index Technique”.
Autore di articoli in materia di odontoiatria restaurativa diretta e indiretta e relatore a corsi e congressi internazionali.
Svolge la libera professione in Genova con approccio multidisciplinare, ma con particolare approfondimento dell’odontoiatria estetica e restaurativa.

 

Cementazione di un frammento di corona fratturato

Caso clinico realizzato dalla Dr.ssa Aleksandra Łyżwińska DMD, Varsavia, Polonia

 

Le lesioni dentali possono essere fonte di stress per i pazienti, per i genitori di pazienti pediatrici e per gli stessi dentisti. I seguenti suggerimenti aiutano a trasformare il trattamento delle fratture coronali in una procedura semplice, rapida e prevedibile. Nel caso descritto, si è optato per la riattaccatura dei frammenti della corona fratturata


PAZIENTE GIOVANE CON UN INCISIVO CENTRALE FRATTURATO

Una paziente di 16 anni si è presentata immediatamente dopo un incidente. L’incisivo centrale superiore sinistro risultava fratturato, con coinvolgimento di metà dello smalto e della dentina coronale (Fig. 1). La polpa non era esposta, ma la linea di frattura era piuttosto vicina alla camera pulpare (Fig. 2). Dopo l'esame clinico e la valutazione radiografica, la paziente è stata anestetizzata. Durante il posizionamento, la diga di gomma si è lacerata tra l’incisivo centrale e quello laterale sinistro (Figg. 3 e 4). Vista la giovane età della paziente e la sua limitata collaborazione, si è deciso di procedere senza sostituire la diga di gomma. In questa specifica regione, il flusso di saliva dal palato era limitato, riducendo il rischio di contaminazione.

 

Fig. 1.  Frattura dell'incisivo centrale mascellare sinistro il giorno dell'incidente.

 

Fig. 2. Vista occlusale dei denti anteriori mascellari con la polpa dell'incisivo centrale fratturato in evidenza.

 

Fig. 3. La diga di gomma posizionata e strappata tra l'incisivo centrale e quello laterale di sinistra.

 

Fig. 4. Vista occlusale dei denti isolati con diga di gomma.

 

RIMOZIONE DEI PRISMI DI SMALTO NON SUPPORTATI

Per garantire un'adesione di alta qualità e un risultato estetico naturale, è necessario rimuovere i prismi di smalto non supportati. L’uso di frese potrebbe risultare troppo invasivo, rimuovendo eccessiva struttura dentale e compromettendo l’allineamento dei frammenti coronali. Per questo motivo, è stata scelta la tecnica di sabbiatura con particelle di allumina da 50 μm. Per evitare l'esposizione iatrogena della polpa, la parte più profonda del dente è stata protetta con un composito fluido colorato prima della sabbiatura (Fig. 5). I denti adiacenti sono stati protetti con una matrice metallica (Fig. 6). Pochi secondi di sabbiatura sono stati sufficienti per rimuovere i prismi di smalto e ottenere una superficie omogenea (Fig. 7). Successivamente, il composito fluido colorato è stato rimosso dalla superficie dentinale e il frammento è stato trattato nello stesso modo.

 

Fig. 5. Preparazione per la sabbiatura: Area dentinale vicino alla polpa protetta con composito fluido.

 

Fig. 6. Protezione dei denti adiacenti con una striscia metallica.

 

Fig. 7. Superficie omogenea dello smalto dopo l'abrasione ad aria.

 

RIATTACCO DEL FRAMMENTO ALLA STRUTTURA DENTALE RESIDUA

Dopo il trattamento con sabbiatura, è stata verificata e approvata la precisione dell’adattamento tra il dente e il frammento (Fig. 8). Per migliorare la ritenzione del frammento, questo è stato fissato a un micro applicatore con resina composita. In alternativa, si possono utilizzare portatori protesici prefabbricati. Successivamente, è stata eseguita la mordenzatura selettiva dello smalto, sia sul dente che sul frammento (Figg. 9 e 10). Durante questa fase, i denti adiacenti sono stati protetti con una matrice in celluloide (Fig. 11), e per adattare meglio la matrice alla superficie distale, è stato posizionato un cuneo curvo interprossimale (Fig. 12).

Il sistema adesivo scelto è stato CLEARFIL™ SE Bond 2 (Kuraray Noritake Dental Inc.). Dopo l’applicazione dell’adesivo su dente e frammento (Fig. 13), è stata applicata una piccola quantità di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Super Low (Kuraray Noritake Dental Inc.), nella tonalità A2, sulla parte del frammento trattata con adesivo. Dopo un attento riposizionamento del frammento e mantenendolo in posizione con il micro applicatore, il composito è stato fotopolimerizzato.

 

Fig. 8. Perfetta aderenza del frammento al dente.

 

Fig. 9. Mordenzatura selettiva dello smalto del dente...

 

Fig. 10. …e il frammento.

 

Fig. 11. Posizione del cuneo...

 

Fig. 12. ...utilizzati per un migliore adattamento alla superficie distale.

 

Fig. 13. Frammento trattato con CLEARFIL™ SE Bond 2 PRIMER e BOND, entrambi asciugati con aria, mentre il Bond è stato fotopolimerizzato.

 

Fig. 14. Il frammento è tornato al suo posto.

 

Fig. 15. Vista occlusale dei denti con il frammento riattaccato che si adatta perfettamente al calco.

 

RIMOZIONE DEGLI ECCESSI E LUCIDATURA

Gli eccessi di composito sono stati rimossi con una lama da bisturi e dischi abrasivi. L'intero restauro è stato poi lucidato utilizzando TWIST™ DIA for Composite (Kuraray Noritake Dental Inc., Fig. 16). L’integrazione ottica è stata immediatamente soddisfacente grazie al fatto che il frammento è stato conservato in acqua durante l’attesa e il trattamento. I denti isolati con la diga di gomma tendono a disidratarsi rapidamente, diventando temporaneamente più chiari. Tuttavia, la conservazione del frammento in acqua ha ridotto al minimo questo effetto, permettendo una valutazione più accurata del risultato estetico. Questo ha avuto un impatto positivo sulla soddisfazione della paziente. In questo caso, il frammento e la struttura dentale avevano un aspetto simile, con una leggera maggiore luminosità dovuta alla manipolazione sotto diga di gomma o all'esposizione all'aria.

 

Fig. 16. Subito dopo la lucidatura, il frammento ha quasi la stessa luminosità del dente grazie all'accumulo di acqua. È visibile un leggero effetto di disidratazione.

 

RISULTATO DEL TRATTAMENTO

Per ottenere un’estetica ottimale e una lucentezza duratura, il composito è stato rilucidato dopo una settimana (Fig. 17). Questo è stato realizzato utilizzando un gommino lucidante TWIST™ DIA for Composite ad alta brillantezza, seguito dalla lucidatura con pasta diamantata e una spazzola in pelo di capra.

 

Fig. 17. Esito del trattamento dopo una settimana.

 

Dopo una settimana, i denti isolati con diga di gomma e il frammento di corona fratturato hanno subito una reidratazione, tornando al loro colore naturale. L'adattamento cromatico è stato soddisfacente. I riflessi della luce sulla superficie labiale del dente trattato hanno restituito una brillantezza naturale, rendendo quasi invisibile il sito della frattura. Oltre all'estetica, sono stati ottenuti anche ottimi risultati terapeutici: il dente risponde adeguatamente agli stimoli ed è privo di dolore.

 

CONCLUSIONE

L’approccio descritto rappresenta un'opzione di trattamento preziosa per i traumi anteriori con frammenti di dimensioni significative ancora disponibili. La riattaccatura della struttura naturale elimina la necessità di tecniche di stratificazione multistrato complesse e di modellazione manuale, preservando al massimo la struttura dentale rimanente. Invece di preparare il dente, è sufficiente rimuovere i prismi di smalto non supportati e rendere ruvida la superficie.

 

* CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Super Low è indicato per scopi di cementazione. Tuttavia, la cementazione di frammenti dentali non è esplicitamente menzionata nelle istruzioni per l'uso. La decisione di utilizzare il prodotto in questo contesto è stata presa dal dentista responsabile del trattamento.

 

Dentista:

DR.SSA ALEKSANDRA ŁYŻWIŃSKA DMD

Aleksandra Łyżwińska si è laureata presso l'Università Medica di Varsavia, dove ha successivamente lavorato come docente e assistente presso il Dipartimento di Odontoiatria Conservativa con Endodonzia. Nella sua pratica quotidiana, si concentra sull’odontoiatria adesiva, con particolare interesse per le tecniche minimamente invasive e la terapia della polpa vitale. Dal 2020, tiene corsi di odontoiatria conservativa collaborando con importanti centri di formazione in Polonia e a livello internazionale. È opinion leader per Kuraray Noritake e il suo account Instagram è @aleksandra.lyzwinska, qui condivide contenuti educativi per dentisti.

Sostituzione dell'amalgama: perché e quando le ceramiche ibride sono un'ottima opzione

Caso clinico del Dr. Enzo Attanasio

 

La scelta del materiale da restauro è una fase cruciale in protesi. Le ceramiche ibride offrono una serie di proprietà adatte a diverse situazioni terapeutiche, sia in presenza di denti vitali che di denti trattati endodonticamente. Utilizzando l'esempio di un caso clinico, questo articolo esplorerà i vantaggi associati all'uso delle ceramiche ibride in uno scenario di sindrome del dente incrinato.

 

SITUAZIONE INIZIALE

Il dente interessato in questo caso era un secondo premolare mandibolare destro (45 secondo la notazione FDI) con un vecchio restauro in amalgama (Figg. 1 e 2). Il paziente avvertiva dolore alla masticazione (in particolare al rilascio). Clinicamente, erano visibili linee di fessurazione orizzontali e verticali. Il dente era vitale e non presentava segni di patologia pulpare. Si è deciso di sostituire il restauro in amalgama e di ripristinare il dente con un overlay realizzato con la ceramica ibrida KATANA™ AVENCIA™ Block. Questa decisione è stata motivata da due ragioni principali. In primo luogo, se in futuro fosse necessario un trattamento canalare, il materiale ceramico ibrido avrebbe facilitato la preparazione della cavità di accesso endodontica (rispetto a qualsiasi altro materiale ceramico) e il successivo restauro con materiale da otturazione in composito. In secondo luogo, le ceramiche ibride offrono una maggiore resistenza e migliori proprietà meccaniche rispetto ai materiali da otturazione in composito applicati con una tecnica di stratificazione incrementale.

 

Fig. 1. Situazione iniziale: Vista occlusale.

 

Fig. 2. Situazione iniziale: Vista buccale.

 

PREPARAZIONE E SIGILLATURA IMMEDIATA DELLA DENTINA

Per rimuovere il restauro in amalgama e la struttura dentale circostante indebolita, la superficie occlusale del dente è stata ridotta di circa 2 mm. Per una transizione cromatica omogenea tra il dente e il restauro, il contorno della preparazione è stato creato a livello dei box interprossimali con un piano inclinato vestibolare (Fig. 3). Successivamente, è stata eseguita la sigillatura dentinale immediata (IDS) (Figg. da 4 a 10). Questa tecnica prevede l'uso di un adesivo universale come CLEARFIL™ Universal Bond Quick, che viene applicato sulla preparazione senza mordenzare preventivamente lo smalto periferico. Nella seconda fase, viene applicato un composito flowable altamente riempito. Nel caso specifico, il materiale scelto è stato CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Super Low, applicato in uno spessore di soli 0,5 mm. La preparazione è stata rifinita con strumentazione a ultrasuoni: punte soniche SFM7 e SFD7 (Komet Dental) per la rifinitura dei box; SFD1F e SFM1F (Komet Dental) per i margini e i gradini. I bordi affilati sono stati arrotondati con dischi abrasivi e poi lucidati con lucidatrici fini. È fondamentale che lo spessore occlusale residuo (spazio protesico) sia di 1,5 mm, come richiesto dal materiale selezionato.

 

Fig. 3. Struttura dentale preparata prima della sigillatura immediata della dentina.

 

Fig. 4. IDS: Applicazione dell'adesivo universale.

 

Fig. 5. IDS: Fotopolimerizzazione dello strato adesivo.

 

Fig. 6. Strato sottile di composito fluido applicato alla preparazione.

 

Fig. 7. Contornatura,...

 

Fig. 8. ...arrotondamento dei bordi affilati...

 

Fig. 9. ...e lucidatura della superficie sigillata con strumenti dedicati.

 

Fig. 10. Preparazione dentale sigillata pronta per la presa d'impronta.

 

DALLA SCANSIONE ALLA PROVA

Dopo la scansione digitale con lo scanner intraorale Primescan™ (Dentsply Sirona), l'MDT Daniele Rondoni ha realizzato il restauro (Figg. 11 e 12). Il processo di cementazione prevede una prima fase di prova per valutare l'adattamento marginale dell'overlay e le aree di contatto. Testare l'occlusione in questa fase potrebbe essere rischioso, in quanto potrebbe portare alla frattura del restauro in caso di contatti troppo prematuri. Dopo la prova (se effettuata senza diga di gomma), il restauro può essere contaminato da sangue, saliva o gel di glicerina utilizzati per la valutazione dell'adattamento e dell'estetica. Pertanto, è necessario pulire il restauro prima di procedere con le fasi adesive. L'uso di un batuffolo di cotone imbevuto di alcol è un'opzione, ma un detergente come KATANA™ Cleaner può essere ancora migliore, in quanto pulisce chimicamente il restauro ed elimina i contaminanti.

 

Fig. 11. Overlay in ceramica ibrida sul modello stampato.

 

Fig. 12. Overlay separato.

 

CONDIZIONAMENTO DEL DENTE E DEL RESTAURO

Successivamente, il restauro è stato sabbiato (come raccomandato per la maggior parte delle ceramiche ibride) con ossido di alluminio da 50 μm utilizzando AquaCare (Akura Medical) (Fig. 13), e poi immerso in acqua distillata in un bagno a ultrasuoni per 5 minuti. Nel frattempo, è stata posizionata una diga di gomma sull'intero sestante, l'accumulo è stato sabbiato come l'intaglio dell'overlay e un mordenzante all'acido fosforico (Ultra Etch, Ultradent) è stato applicato sullo smalto, risciacquato e l'area è stata asciugata (Figg. da 14 a 17). Il restauro pulito è stato successivamente condizionato con un silano contenente 10-MDP (CLEARFIL™ Ceramic Primer Plus, Kuraray Noritake Dental Inc.) secondo le istruzioni del produttore (Fig. 18). È seguita l'applicazione dell'adesivo universale (CLEARFIL™ Universal Bond Quick) all'intaglio dell'overlay e alla preparazione e una leggera polimerizzazione su entrambi i siti (Figg. 19 e 20). Uno dei vantaggi degli adesivi universali rispetto ai sistemi adesivi a tre fasi è lo spessore minimo del film, che non compromette l'adattamento del restauro.

È importante proteggere i denti adiacenti con strisce a matrice metallica durante le fasi adesive per garantire un adattamento corretto. Questi elementi non creano difficoltà operative, ma servono allo scopo: dopo il posizionamento del restauro, il composito o il cemento utilizzato per il posizionamento sarà facilmente rimovibile dalle superfici mesiali e distali dei denti adiacenti, in quanto prive di adesivo.

 

Fig. 13. Sabbiatura del rivestimento...

 

Fig. 14. ...e la struttura del dente.

 

Fig. 15. Mordenzatura selettiva dello smalto,...

 

Fig. 16. ...seguita da un accurato risciacquo. I denti adiacenti sono protetti da una striscia di matrice metallica.

 

Fig. 17. Struttura del dente dopo mordenzatura selettiva, risciacquo e asciugatura.

 

Fig. 18. Applicazione del silano.

 

Fig. 19. Applicazione dell'adesivo universale sull’overlay.

 

Fig. 20. Trattamento della struttura dentale con l'adesivo universale.

 

POSIZIONAMENTO DEFINITIVO

Nel caso in esame, una pasta di composito riscaldata (portata a una temperatura di 55 °C) è stata estrusa nel restauro, che è stato poi posizionato applicando una pressione lenta, graduale e forte (Figg. 21 e 22). Il composito in eccesso è stato rimosso con un ablatore nelle aree buccale e linguale e con un filo interdentale (ad es. SuperFloss®, Oral-B) nelle aree interprossimali. Sono state eseguite diverse fasi di pressurizzazione fino a quando non è stato osservato più composito nell'interfaccia dente-restauro.

 

Fig. 21. Pasta composita riscaldata utilizzata per il posizionamento definitivo.

 

Fig. 22. Restauro posizionato sotto la diga di isolamento in gomma.

 

Quindi, il composito è stato polimerizzato per 30 secondi dai lati buccale e linguale con due lampade di polimerizzazione, prima di applicare il gel di glicerina sui margini e polimerizzare da occlusale per un altro minuto (Fig. 23). Se si presta molta attenzione alla rimozione del composito in eccesso durante le fasi di posizionamento, le successive fasi di rifinitura saranno facili e veloci (Figg. da 24 a 27). La rifinitura e la lucidatura delle aree interprossimali sono state eseguite con un manipolo EVA e le strisce di rifinitura 3M™ Sof-Lex™ (3M). Per la rifinitura delle aree buccali e linguali, è stata utilizzata una fresa diamantata a forma di fiamma a grana media (diametro 14/16). Infine, i margini devono essere lucidati con lucidatrici per composito come TWIST™ DIA for Composite (Kuraray Noritake Dental Inc.). Una volta terminata l'anestesia locale, si dovrebbe osservare la cessazione della sintomatologia dolorosa, come si è visto nel caso in esame. L'esito del trattamento è mostrato nelle Figure 28 e 29.

 

 

Fig. 23. Polimerizzazione attraverso uno strato di gel di glicerina che blocca l'ossigeno.

 

Fig. 24. Rifinitura del margine buccale e linguale con una fresa diamantata a griglia media e a forma di fiamma.

 

Fig. 25. Rifinitura delle aree interprossimali con manipolo EVA (grana fine).

 

Fig. 26. Controllo dei contatti occlusali.

 

Fig. 27. Lucidatura occlusale.

 

SITUAZIONE FINALE

Fig. 28. Risultato del trattamento - vista buccale.

 

Fig. 29. Risultato del trattamento - vista occlusale.

 

CONCLUSIONE

Per i denti posteriori restaurati con amalgama e con un livello significativo di distruzione, la sostituzione del restauro con overlay in ceramica ibrida può essere un'ottima opzione. Le proprietà meccaniche del materiale sono solitamente superiori a quelle dei compositi stratificati, la lavorazione è possibile in studio o in laboratorio ed è relativamente rapida (non è necessaria la cottura), mentre la procedura di posizionamento clinico è simile a quella della vetroceramica, con la differenza principale che la sabbiatura sostituisce la mordenzatura dell'intaglio del restauro. Uno dei vantaggi più importanti della ceramica ibrida rispetto alla vetroceramica, tuttavia, è la possibilità di modificare il restauro quando lo si desidera. Le cavità di accesso endodontiche vengono facilmente preparate e chiuse con il composito, i punti di contatto vengono regolati rapidamente e la superficie viene lucidata o rilucidata in pochissimo tempo. Inoltre, le proprietà di usura sono simili a quelle della struttura dentale e i pazienti sono soddisfatti del tocco e della sensazione naturale. Anche le proprietà estetiche sono notevoli.

 

Dentista:

DR. ENZO ATTANASIO

 

Il Dr. Enzo Attanasio si è laureato nel 2008 in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Nel 2009 si è specializzato nell'uso del laser e delle nuove tecnologie nel trattamento dei tessuti orali e periorali presso l'Università di Firenze. Nello stesso anno ha frequentato il corso di Endodonzia Clinica del Prof. Arnaldo Castellucci presso il Centro Didattico di Microendodonzia di Firenze dove, nel 2012, ha completato la formazione in Microendodonzia Chirurgica. Nel 2017 ha frequentato il corso di Restauri adesivi diretti e indiretti presso il centro di formazione Think Adhesive del Prof. Riccardo Becciani a Firenze, dove è poi diventato tutor. Oggi, come membro dell'AIC italiana e con sede a Lamezia Terme, il dottor Attanasio ha un interesse particolare per l'Endodonzia e la Conservativa Estetica.

 

BEST.FIT: una tecnica ibrida per un restauro efficiente ed estetico dei denti anteriori

Caso clinico del Dr. Enzo Attanasio

L’introduzione sul mercato di compositi di nuova generazione, nanoriempiti e altamente caricati, ha aperto le porte a nuove tecniche di gestione dei restauri diretti e semidiretti. In particolare, negli ultimi 10 anni, si è assistito a una grande rivoluzione nel mondo dei compositi fluidi che, oltre ad esser stati prodotti con una percentuale di riempitivo molto simile a quelli dei compositi compattabili, attraverso dei precisi interventi di produzione a livello della gestione della matrice resinosa, sono stati prodotti con diverse viscosità, offrendo vantaggi innumerevoli sia dal punto di vista dell’handling, e quindi del loro utilizzo in campo clinico, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle loro caratteristiche meccaniche e fisiche.

 

FLOWABLE INJECTION TECHNIQUE

Questa nuova era dei compositi fluidi ha visto nascere e svilupparsi una tecnica descritta in letteratura come Flowable Injection Technique.
Questa tenica, sfruttando compositi fluidi di nuova generazione, permette di riprodurre le forme anatomiche, create da un tecnico in laboratorio attraverso una ceratura diagnostica, direttamente nella bocca dei pazienti attraverso delle mascherine in silicone trasparenti, all’interno delle quali il composito viene iniettato e veicolato tramite appositi fori da iniezione.
riprodotti, restano tutti separati tra di loro.

La differenza sostanziale rispetto ai classici mock up sta nel fatto che gli elementi dentari riprodotti restano tutti separati tra di loro. L’utilizzo di questa tecnica permette di offrire ai propri pazienti dei risultati predicibili, perché identici a quelli sviluppati sul wax up del tecnico, in meno tempo alla poltrona rispetto a quanto sarebbe possibile attraverso un veneering diretto, e della durata nel tempo pressoché identica a quella dei classici restauri diretti in composito.

 

VANTAGGI E SFIDE

Il vantaggio principale di questa tecnica è la riproduzione fedele dei dettagli morfologici che il tecnico crea sul wax-up diagnostico e che il clinico può riprodurre con il minimo sforzo. Il restauro prodotto con la flowable injection technique, se tutti i passaggi sono seguiti correttamente, richiede una rifinitura minima da parte del clinico, che deve concentrarsi solo sulla lucidatura del composito.

Tuttavia, un limite è la difficoltà di isolare il campo operatorio, che spesso richiede una tecnica split-dam o un divaricatore labiale, con tutte le difficoltà adesive che ne conseguono. L'uso di una diga di gomma è fattibile solo in caso di eucromia dei tessuti dentali periferici al restauro, consentendo al tecnico di creare un wax-up con margini di preparazione sopragengivale.

Un altro compromesso della Flowable Injection Technique è la gestione monomassa del composito. Questo rende possibile riprodurre le traslucenze incisali naturali tipiche dei pazienti giovani solo eseguendo complessi cut-back e successive pitture incisali. Senza le competenze specifiche dell'operatore, i risultati di questa procedura manuale che richiede molto tempo sono imprevedibili.

 

TECNICA IBRIDA: BEST.FIT

Nella gestione dei limiti e dei vantaggi delle tecniche di restauro diretto anteriore e di Flowable Injection Technique, si inserisce una tecnica ibrida tra queste due, che supera i limiti ed esalta le potenzialità di entrambe: la tecnica BEST.FIT (Buccal Enamel Shade Through Flowable Injection Technique).
La BEST.FIT permette all’operatore di gestire la delicata fase di riproduzione dello strato vestibolare di smalto del restauro anteriore, attraverso la tecnica della Flowable Injection, tenendo ben presenti alcuni aspetti e avendo alcune accortezze nella gestione della fase di iniezione.

PROCEDURA

La mascherina trasparente utilizzata per la creazione dello strato di smalto buccale è simile a quella utilizzata nella tecnica originale di iniezione fluida. La fase iniziale della gestione del restauro segue tutti i passaggi classici della tecnica diretta, richiedendo l'isolamento con la diga di gomma. Lo strato di smalto palatale viene ricreato con un composito compattabile altamente traslucente e la porzione palatale delle pareti interprossimali viene prodotta con un sistema di matrici idoneo. Poi, il corpo del restauro viene definito con masse opache, creando mamelloni e aggiungendo effetti incisali.

È fondamentale controllare, utilizzando una mascherina guida in silicone vestibolare, che lo spessore dello smalto residuo sia di circa 0,3 mm. La parte buccale viene infine ricostruita durante la fase di iniezione. Si consiglia di provare la mascherina trasparente in silicone dopo ogni fase di ricostruzione per controlare che il suo inserimento sia sempre passivo dopo ogni passaggio.


Dopo aver creato il nucleo del restauro, è necessario separare l'elemento da iniettare da quelli contigui con un sottile nastro di PTFE. Si inserisce quindi la mascherina trasparente e si inietta il composito fluido attraverso i fori di iniezione per ricostruire con precisione lo spessore dello smalto buccale. Il puntale del composito deve essere posizionato almeno a metà della superficie vestibolare dell'elemento da ricostruire e l'iniezione deve essere lenta e controllata per evitare la formazione di bolle d'aria nel materiale.

 

FINITURA

Dopo una polimerizzazione di 40 secondi a livello vestibolare e occlusale, vengono rimossi con cura la mascherina trasparente e l'eccesso di composito interprossimale al di sopra del nastro in PTFE, così come qualsiasi cilindro di composito rimanente a livello dei fori di iniezione. Dopo aver completato tutti gli elementi di restauro, la diga di gomma viene smontata e l'eccesso di composito viene finalizzato. Dopo aver controllato l'occlusione, il composito viene lucidato e di solito non richiede ulteriori interventi.



CASO CLINICO

Fig. 1. Paziente di sesso femminile con restauri anteriori scoloriti che desiderava un miglioramento del sorriso.

 

Fig. 2. Primo piano dei denti anteriori mascellari.

 

Fig. 3. Restauri che necessitano di essere sostituiti: vista laterale da destra.

 

Fig. 4. Restauri che necessitano di essere sostituiti: vista laterale da sinistra.

 

Fig. 5. Modello stampato basato su un wax-up diagnostico digitale basato su un'impronta digitale.

 

Fig. 6. Mascherina palatale in silicone prodotta per le fasi di restauro diretto convenzionale.

 

Fig. 7. Matrice trasparente con fori di iniezione prodotta per la costruzione dello strato di smalto buccale con la Flowable Injection Technique.

 

Fig. 8. Campo operatorio isolato con diga di gomma.

 

Fig. 9. I restauri esistenti vengono rimossi e le superfici dei denti vengono irruvidite all'inizio del trattamento.

 

Fig. 10. Matrice palatale in silicone posizionata intraoralmente per la costruzione della parete palatale.

 

Fig. 11. Verifica dello spazio disponibile nell'area vestibolare con una seconda matrice in silicone.

 

Fig. 12. Mordenzatura con acido fosforico.

 

Fig. 13. Applicazione di un adesivo universale (CLEARFIL™ Universal Bond Quick, Kuraray Noritake Dental Inc.).

 

Fig. 14. Pareti palatali costruite con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium nel colore A1E con l'aiuto di una mascherina palatale in silicone.

 

Fig. 15. Ricostruzione delle pareti interprossimali con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium nel colore A1D e definizione dei punti di contatto utilizzando matrici anatomiche sezionali per l'area posteriore posizionate verticalmente.

 

Fig. 16. Il nucleo dentinale è stato costruito con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Premium nel colore A2D. CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow Super Low nel colore XW è stato applicato sui mamelloni, mentre CHROMA ZONE™ COLOR STAIN Blue (Kuraray Noritake Dental Inc.) è stato utilizzato per riprodurre le traslucenze incisali negli spazi non coperti dal nucleo dentinale.

 

Fig. 17. Prova della mascherina trasparente per iniezione fluida.

 

Fig. 18. Isolamento dei denti adiacenti con nastro PTFE per un'iniezione uno a uno.

 

Fig. 19. CLEARFIL MAJESTY™ ES FLOW Low nel colore A2 (Kuraray Noritake Dental Inc.) iniettato per la modellazione anatomica dell'incisivo centrale destro mascellare.

 

Fig. 20. Situazione dopo l'applicazione della tecnica Flowable Injection su tutti e quattro i denti anteriori, la fotopolimerizzazione attraverso la mascherina, la rimozione finale della mascherina e la rimozione degli eccessi.

 

Fig. 21. Risultato del trattamento…

 

Fig. 22. ...con mamelloni visibili, traslucenze incisali naturali...

 

Fig. 23. ...e una forma anatomica realistica...

 

Fig. 24. …dei restauri.

 

CONCLUSIONE

Ogni fase di lavoro deve essere eseguita con estrema cura, così che tutti i passaggi successivi si incatenino in maniera passiva l’uno all’altro senza creare situazioni di difficile gestione.
La tecnica BEST.FIT è un metodo comodo e utile per gli odontoiatri per gestire più restauri diretti anteriori in modo semplice e prevedibile, soprattutto in situazioni che richiedono riabilitazioni complesse con restauri di grandi dimensioni.

 

Dentista:



DR. ENZO ATTANASIO

Enzo Attanasio si è laureato nel 2008 in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro. Nel 2009 si è specializzato nell'uso del laser e delle nuove tecnologie nel trattamento dei tessuti orali e periorali presso l'Università di Firenze. Nello stesso anno ha frequentato il corso di Endodonzia Clinica del Prof. Arnaldo Castellucci presso il Centro Didattico di Microendodonzia di Firenze dove, nel 2012, ha completato la sua formazione in Microendodonzia Chirurgica. Nel 2017 ha frequentato il corso di Restauri adesivi diretti e indiretti presso il centro di formazione Think Adhesive del Prof. Riccardo Becciani a Firenze, dove in seguito è diventato tutor. Oggi, in qualità di membro dell'AIC italiana e con sede a Lamezia Terme, il Dr. Attanasio ha un interesse particolare per l'Endodonzia e la Conservativa Estetica.