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Caso clinico - Sostituzione di un restauro fratturato con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal

Realizzato dal Dr. Max Andrup

 

Il paziente ha richiesto un appuntamento di emergenza e presenta una grave usura erosiva dentale su diversi denti, una frattura nella parete mesiale del primo molare mascellare e un restauro diretto precario con ricorrente decomposizione sul secondo premolare adiacente.
Decido di sostituire immediatamente il restauro diretto in composito dato che questa è la causa principale del malessere. Gli altri difetti saranno sistemati nel prossimo appuntamento.

Il composito scelto è CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal, un materiale innovativo con un solo colore universale pensato per i restauri posteriori. Il produttore afferma che, grazie all'integrazione della Tecnologia di Diffusione della Luce di Kuraray Noritake Dental Inc., questo colore universale si integra bene con la struttura dentaria circostante indipendentemente dal suo colore. Curioso circa il reale potenxiale di questo concetto, voglio testare il materiale.

 

Fig. 1. La situazione pre-operatoria rivela segni di una grave usura dentale rosiva, una parete mesiale fratturata del primo molare e un riempimento fallito sul secondo premolare con ricorrente decomposizione.

 

Fig. 2. Aspetto del dente dopo la rimozione del restauro diretto in composito. La carie ricorrente è evidente.

Fig. 3. Applicazione di Caries Detector sulla struttura del dente deteriorato.

 

Fig. 4. Stabilire una zona periferica totalmente libera dalla carie con l'aiuto di Caries Detector. Può essere utile per applicare il colore più volte.

 

Fig. 5. La situazione finale dopo diverse applicazioni di Caries Detector. La zona periferica è completamente libera dalla carie, requisito rigoroso per creare un sigillo perfetto durante l'adesione. La carie colpita colorata di rosa non viene rimossa per non rischiare di andare vicino alla polpa.

 

Fig. 6. Ricostruzione della parete prossimale con CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal dopo l'applicazione di CLEARFIL™ SE Protect e un sottile strato di CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow in uno spessore di circa 0,5 mm. Focalizzandosi prima sulla parete prossimale connessa allo smalto, viene dato allo strato ibrido il tempo necessario per maturare. Non mettere un nuovo incremento sopra lo strato ibrido per i primi cinque minuti porterà a un aumento della forza adesiva alla dentina.

 

SITUAZIONE FINALE

Fig. 7. L'aspetto del dente subito dopo la finitura e la lucidatura. Nonostante la diga sia ancora posizionata e la struttura del dente non ancora reidratata, è evidente come il composito sia integrato ottimamente con la restante struttura dentaria a formare un margine senza interruzioni.


Dentista: Dr. Max Andrup

 

Laureato presso l'University of Umeå nel 2010, oggi gestisce il suo studio privato nella città di Hudiksvall in Svezia. E' appassionato di odontoiatria restaurativa con un approccio biomimetico.

 

Cementazione convenzionale o adesiva? Una linea guida

Una linea guida sull’uso dei materiali contemporanei

Nei casi di riabilitazione mediante protesi fissa, la ritenzione rappresenta un fattore critico per il successo a lungo termine, in quanto la perdita di ritenzione della corona è una delle principali cause di insuccesso dei restauri singoli e delle protesi fisse (FDP) (1, 2). I principali fattori da considerare, se si vuole garantire un’adeguata ritenzione del manufatto, sono tre: la preparazione del dente, il materiale utilizzato per il restauro e il cemento.

 

Preparazione del dente

La fase di preparazione del dente presenta alcuni aspetti importanti cui va prestata particolare attenzione, come l’altezza, l’angolazione e la texture superficiale del moncone dentale, questo allo scopo di ottenere una forma di ritenzione e di resistenza che conferiscano al restauro la stabilità necessaria per resistere alla dislocazione e alla conseguente perdita del manufatto (3). La forma di ritenzione ha la funzione di contrastare le sollecitazioni di trazione, mentre la forma di resistenza quella di opporsi alle sollecitazioni di taglio (4).

Per ottenere forme di ritenzione e di resistenza sufficienti per le corone a giacca (a copertura totale), l’altezza del dente pilastro dovrebbe misurare non meno di 4 mm e l’angolo di convergenza ottimale dovrebbe essere compreso tra 6 e 12 gradi, con un valore massimo di 15 gradi (1, 5-8).

 



Materiali per l’odontoiatria restaurativa

Il costante arrivo di nuovi materiali per restauri sul mercato dentale rende ancora più importante conoscere in dettaglio le diverse proprietà meccaniche offerte da ciascuno di essi. La composizione e le caratteristiche superficiali del materiale, infatti, ne determinano la capacità meccanica e/o chimica di aderire al restauro e di conseguenza di garantire la necessaria ritenzione.

 

Cemento dentale

La funzione del cemento è garantire la connessione tra il dente e il restauro. Una corretta adesione del restauro indiretto è un elemento cruciale ai fini del successo a lungo termine del trattamento, in quanto incide in misura determinante sulla ritenzione della ricostruzione e sulla chiusura ermetica del gap tra dente e restauro. Tutti i cementi dentali, anche se classificati in modi diversi, possono essere raggruppati in due macro-categorie, in base alla loro capacità di aderire chimicamente a substrati diversi: cementi convenzionali, come quelli al fosfato di zinco, quelli vetro-ionomerici e quelli vetro-ionomerici modificati con resina e i cementi adesivi. Quelli più utilizzati e meglio documentati sono i cementi resinosi compositi adesivi.

I cementi resinosi compositi possono essere ulteriormente suddivisi, in base alla loro composizione chimica, in cementi resinosi adesivi tradizionali e cementi resinosi autoadesivi, che differiscono anche dal punto di vista della tecnica di utilizzo. I cementi resinosi tradizionali (full-adhesive) richiedono un pre-trattamento della struttura dentale e del materiale restaurativo, mediante tecniche adesive separate. E’ questo mix tra cemento resinoso e sistema adesivo che crea un legame chimico forte e di lunga durata.

Allo scopo di semplificare la procedura di adesione ed eliminare la necessità di utilizzare più componenti diversi, i cementi resinosi autoadesivi rappresentano una buona scelta per la pratica quotidiana di uno studio con alti volumi di lavoro, perché garantisce un’adesione affidabile con un’unica, semplice, applicazione del cemento, generalmente senza necessità di un primer aggiuntivo o di un sistema adesivo separato.

Tuttavia, l’ampia disponibilità di tipologie di cemento diverse potrebbe creare incertezza nel professionista che è chiamato a scegliere il sistema e il metodo di adesione più appropriati. In particolare, considerato il diffuso impiego dei moderni materiali restaurativi di nuova generazione, come la zirconia a elevata traslucenza o i compositi rinforzati, è fondamentale tenere presente che le proprietà di questi materiali sono molto diverse da quelle dei metalli o delle precedenti generazioni della zirconia. Di conseguenza, la scelta del sistema di cementazione deve essere ben ponderata, se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti e il successo a lungo termine della riabilitazione. In questo articolo gli autori si propongono di fornire al clinico alcune indicazioni per una scelta corretta del sistema adesivo, allo scopo di garantire risultati che incontrino la soddisfazione al tempo stesso dell’odontoiatra e del suo paziente.

Cementazione convenzionale o adesiva?

La scelta tra cemento convenzionale e cemento resinoso adesivo dipende da diversi fattori, i più importanti dei quali sono indicati di seguito:

  1. La forma di resistenza e di ritenzione del dente pilastro.
  2. Le proprietà ottiche e meccaniche del materiale da restauro (resistenza alla flessione e traslucenza).
  3. La semplicità del flusso di lavoro e il rispetto di alcuni requisiti specifici per quanto riguarda l’ambiente di lavoro.

 

1) Forma di resistenza e di ritenzione del dente pilastro

I restauri mini-invasivi, come le protesi dentali fisse adesive (RFDP), le faccette labiali e occlusali e le protesi fisse con ritenzione su inlay, si basano tutti su una forma di preparazione non ritentiva. In questi casi, il sistema adesivo rappresenta l’unico metodo possibile per garantire la ritenzione (9-11).

Anche se in queste preparazioni non è presente alcuna forma ritentiva, il successo a lungo termine dei restauri così realizzati è ben documentato, nei casi in cui è stato utilizzato un cemento resinoso a lunga durata (per es. PANAVIA™ 21, Kuraray Noritake Dental Inc., Japan) e una procedura di bonding appropriata (10, 11).

Ai restauri a copertura totale (come corone e FDP) si applicano le linee guida per la preparazione del dente illustrate in precedenza (altezza minima di 4 mm e convergenza massima di 15 gradi), al fine di garantire la ritenzione e la forma di resistenza necessarie per consentire l’utilizzo di un cemento convenzionale.

Nella realtà, però, questa forma di ritenzione è molto difficile da realizzare, per diversi motivi.

Qualora vi sia stata una perdita considerevole di sostanza dentale, infatti, ottenere l’altezza minima richiesta per il dente pilastro è possibile soltanto mediante una stratificazione (build-up) del moncone eseguita con un materiale apposito. Tuttavia, a volte questo procedimento richiede un tempo eccessivo, in modo particolare per stratificazioni di modesta entità (per esempio 1-2 mm.). Inoltre, incrementare l’altezza mediante la stratificazione del moncone può risultare impossibile, come nel caso di corone cliniche corte e clearance occlusale insufficiente a garantire lo spessore minimo necessario per il materiale restaurativo. In questi casi si rende necessario l’allungamento chirurgico della corona, per aumentare l’altezza del dente senza compromettere lo spazio occlusale necessario, ma ciò potrebbe richiedere un eccessivo dispendio di tempo per il clinico e risultare sgradito al paziente, trattandosi di un intervento chirurgico che prolunga la durata del trattamento.

Per quanto concerne l’angolo di convergenza, diversi studi hanno dimostrato che in realtà, nella pratica clinica quotidiana, l’angolo della preparazione è di gran lunga superiore a 15 gradi (5, 6, 12, 13). Le preparazioni eseguite da medici generici, per esempio, sono state analizzate con metodi digitali e confrontate alle raccomandazioni cliniche, ed è risultato che l’angolo di convergenza medio misurava 26,7°, e quello distopalatale ben 31,7°(12).

Alla luce di tali considerazioni, si può concludere che garantire una ritenzione adeguata nel corso della pratica quotidiana è tutt’altro che facile e di conseguenza la cementazione convenzionale in casi del genere può presentare difficoltà cliniche, in modo particolare nel lungo periodo. Di conseguenza, in questi casi, in alternativa alla cementazione convenzionale, può essere raccomandata la cementazione adesiva (6, 14). Per i restauri a giacca, ove siano previste preparazioni che garantiscono almeno una certa misura di ritenzione meccanica, l’utilizzo di cementi resinosi autoadesivi può essere considerato una buona alternativa, con elevate percentuali di successo clinico. (9, 15)


Conclusioni/Significatività clinica:

  • Per i restauri mini-invasivi non ritentivi è indispensabile l’utilizzo di cementi adesivi tradizionali (full adhesive).
  • Per i restauri con copertura totale, è raccomandato l’uso di cementi adesivi convenzionali o autoadesivi.
  • In caso di preparazione ritentive con altezza minima di 4 mm e angolo di convergenza compreso tra 6° e 12°, si può optare per la cementazione convenzionale o per quella adesiva.

 

2) Proprietà ottiche e meccaniche del materiale restaurativo

La resistenza alla flessione e la traslucenza dei materiali restaurativi sono fattori critici che possono incidere sulla scelta di un determinato tipo di cementazione.

a) Resistenza alla flessione

Un criterio generale, applicabile a tutti restauri in ceramica integrale, è che per le ceramiche con valori di resistenza a flessione bassi o medi, inferiori ai 350 MPa, dovrebbero essere adottate tecniche adesive mediante cementi resinosi compositi, in quanto questo genere di manufatti si basa sul legame con la resina per garantire il rinforzo e sostegno necessario (9, 14, 16). In questa tipologia rientrano le ceramiche ibride, quelle feldspatiche, quelle vetrose e i compositi.

Malgrado sia tuttora aperto un lungo dibattito (9) in merito alla scelta tra cementazione convenzionale e cementazione adesiva per le ceramiche a resistenza elevata, con valori di resistenza a flessione superiori a 350 MPa, diversi studi hanno documentato una maggiore stabilità e resistenza di tutti i tipi di ceramiche, incluse la zirconia e le ceramiche al disilicato di litio, quando si opta per la cementazione adesiva. (9, 17-20).

E’ anche importante considerare che il documentato successo della maggior parte dei cementi convenzionali si riferisce per lo più a restauri realizzati in metallo o con le prime generazioni di zirconia. Nondimeno, il tipo di cemento utilizzato può incidere in misura significativa sul successo clinico delle nuove generazioni di zirconia ad alta traslucenza, caratterizzate da valori di resistenza a flessione notevolmente inferiori (9). Di conseguenza, per garantire il successo clinico a lungo termine e prevenire fratture, occorrerà prestare attenzione allo spessore minimo del materiale e alla tecnica adesiva utilizzata (9).

 

Conclusioni/Significatività clinica:

  • Per la ceramica vetrosa, le ceramiche ibride e i compositi, la tecnica adesiva è un must.
  • Per i restauri in disilicato di litio e zirconia, la cementazione adesiva è fortemente raccomandata.
  • Per i restauri in metallo, possono essere utilizzate sia la cementazione adesiva che quella convenzionale.

 


b) Traslucenza

Per rispondere alla crescente domanda di estetica dei pazienti, il mercato propone costantemente materiali e tecniche nuove che consentono di realizzare restauri dall’estetica perfetta. Questo vale non soltanto per i nuovi materiali restaurativi, ma anche per le innovazioni apportate agli adesivi disponibili. Le ceramiche ad alta traslucenza possono garantire risultati estetici superiori, e per questo motivo la loro popolarità e le loro applicazioni cliniche sono in continua crescita tra i clinici. Tuttavia, per il clinico è fondamentale comprendere che il risultato estetico finale è determinato dalla riabilitazione nel suo insieme, e non dipende esclusivamente dal materiale restaurativo, e che il tipo di cemento utilizzato rappresenta un fattore chiave per ottenere la qualità estetica desiderata.(21-24).

Per tale motivo, si sconsiglia di utilizzare un cemento opaco convenzionale per un restauro ad alta traslucenza, per non rischiare di compromettere il risultato estetico finale. I cementi compositi resinosi sono il materiale di elezione, perché disponibili in tonalità cromatiche e livelli di traslucenza diversi, consentendo al clinico di scegliere il cemento resinoso più adatto a restituire l’estetica desiderata, in funzione sia del materiale e dello spessore della protesi, che del colore del moncone sottostante. Alcuni cementi resinosi compositi offrono paste prova (try-in) che permettono al clinico e al paziente di visualizzare il risultato finale prima della cementazione definitiva, facilitando la scelta della gradazione cromatica più adatta.

 

Conclusioni/Significatività clinica:

  • Per tutti i restauri ceramici traslucenti, sono fortemente raccomandati i sistemi adesivi.
  • Per i restauri in metallo e in zirconia opaca ad alta resistenza, sono adatti sia i sistemi adesivi sia i cementi convenzionali.

 

3) La semplicità del flusso di lavoro e i requisiti speciali relativi all'ambiente di lavoro

La cementazione mediante cementi compositi resinosi adesivi (come PANAVIA™ V5, di Kuraray Noritake Dental) prevede un priming e una mordenzatura a parte, generalmente utilizzando sistemi automordenzanti (come PANAVIA™ V5 Tooth Primer, di Kuraray Noritake Dental Inc.), e un primer per il materiale restaurativo, per esempio un primer universale utilizzabile per substrati diversi, come metallo, ceramica e compositi (come CLEARFIL™ CERAMIC PRIMER PLUS, Kuraray Noritake Dental Inc.). Queste procedure di cementazione sono strettamente dipendenti dalla tecnica utilizzata e non tollerano contaminazioni che potrebbero compromettere la forza di adesione, e di conseguenza richiedono un ambiente orale asciutto ed esente da sostanze contaminanti quali saliva o sangue, e preferibilmente l’uso di dighe di gomma. Per questo motivo, l’impossibilità di mantenere asciutto il campo operatorio, come nel caso di margini della preparazione subgengivali, è considerata una controindicazione per la cementazione adesiva di tipo tradizionale. Peraltro, questo metodo assicura anche una lunga durata dell’adesione, e rappresenta quindi il metodo di elezione per le preparazioni non ritentive minimamente invasive, in caso di protesi fisse adesive (Resin-bonded Fixed Dental Prostheses - RBFDP), faccette labiali e occlusali, e protesi su inlay, in cui la ritenzione dipende in massima misura proprio dall’adesione (9-11).

Eppure, nella pratica quotidiana, quando si tratta di inserire restauri a copertura totale come le corono su denti o impianti e le protesi fisse, i clinici ricercano l’efficienza e l’efficacia utilizzando un cemento semplice ma che resista nel tempo. I cementi convenzionali, per quanto semplici e rapidi da utilizzare, forniscono scarsa o nessuna adesione e di conseguenza in molti casi sono sconsigliati (6, 9, 14, 15, 19, 20). Un metodo semplice ma affidabile può essere l’utilizzo dei cementi resinosi autoadesivi (come PANAVIA™ SA Cement Universal, Kuraray Noritake Dental Inc.), che possono essere considerati la migliore alternativa alla cementazione adesiva tradizionale nelle situazioni meno critiche, il cui successo non dipende interamente dall’adesione (9, 15). Inoltre, i cementi resinosi autoadesivi non sono così dipendenti dalla tecnica e sensibili alle contaminazioni quanto i cementi resinosi tradizionali.





In genere, il cemento resinoso autoadesivo contiene il monomero fosfato MDP, necessario per legarsi chimicamente ai diversi substrati e consentire alla resina di instaurare il legame chimico con metalli non preziosi, zirconia e anche con la sostanza dentale. Tuttavia, nonostante l’utilizzo del cemento autoadesivo, per l’adesione alle ceramiche a base di silice (come la leucite, il silicato e il disilicato di litio), alle ceramiche ibride e ai restauri in composito, è ancora necessario l’uso di un agente di accoppiamento separato come il silano.

Di recente, è stato introdotto sul mercato un cemento resinoso autoadesivo unico nel suo genere (PANAVIA™ SA Cement Universal, Kuraray Noritake Dental Inc.) nel quale, grazie a una nuova ed esclusiva tecnologia di produzione, viene integrato un agente accoppiante silanico (silano a catena carboniosa lunga (LCSi). In questo modo si ottiene un vero e proprio sistema adesivo universale, che elimina del tutto la necessità di altri agenti adesivi o primer, utilizzabile per tutti i tipi di substrati, inclusa la ceramica vetrosa. In questo modo il processo di adesione può davvero essere ridotto a un unico passaggio.

Questo esclusivo cemento riunisce in sé i diversi benefici offerti dalla cementazione adesiva e la semplicità procedurale della cementazione convenzionale, senza compromettere il successo clinico, indipendentemente dal tipo di materiale utilizzato per il restauro.

 

In conclusione, la cementazione adesiva offre maggiori vantaggi di quella convenzionale, dal punto di vista della ritenzione, dell’estetica, della stabilizzazione del dente e del restauro e da quello della prevenzione delle micro-infiltrazioni (6, 9, 14-17, 19, 20, 25, 26) (Tabella 1). Inoltre, la cementazione adesiva non presenta contraindicazioni assolute, se non l’ipersensibilità ai monomeri del metacrilato, in quanto i cementi resinosi autoadesivi possono essere utilizzati anche nei casi in cui i cementi resinosi adesivi non sarebbero indicati, a causa dell’impossibilità di evitare contaminazioni (Tabella 2). Il risultato è che la cementazione adesiva può di regola essere utilizzata in tutte le situazioni cliniche in cui l’uso della cementazione convenzionale presenta dei limiti (Tabella 3).

 

Dentisti:

Prof. Dr. Florian Beuer
Titolare di Cattedra e Direttore del Dipartimento di Odontoiatria Protesica, Odontoiatra Geriatrica e Disturbi Craniomandibolari, Ospedale Universitario della Charité, Berlino, Germania.

 

Dr. Adham Elsayed
Responsabile Clinico e Scientifico, Kuraray Europe GmbH, Hattersheim, Germania.

 

Riferimenti bibliografici:

1. Ladha K, Verma M. Conventional and contemporary luting cements: an overview. J Indian Prosthodont Soc. 2010;10(2):79-88.
2. Schwartz NL, Whitsett LD, Berry TG, Stewart JL. Unserviceable crowns and fixed partial dentures: life-span and causes for loss of serviceability. J Am Dent Assoc. 1970;81(6):1395-401.
3. Gilboe DB, Teteruck WR. Fundamentals of extracoronal tooth preparation. Part I. Retention and resistance form. J Prosthet Dent. 1974;32(6):651-6.
4. Muruppel AM, Thomas J, Saratchandran S, Nair D, Gladstone S, Rajeev MM. Assessment of Retention and Resistance Form of Tooth Preparations for All Ceramic Restorations using Digital Imaging Technique. J Contemp Dent Pract. 2018;19(2):143-9.
5. Edelhoff D, Özcan M. To what extent does the longevity of fixed dental prostheses depend on the function of the cement? Working Group 4 materials: cementation. Clin Oral Implants Res. 2007;18 Suppl 3:193-204.
6. Güth JF, Stawarczyk B, Edelhoff D, Liebermann A. Zirconia and its novel compositions: What do clinicians need to know? Quintessence Int. 2019;50(7):512-20.
7. Smith CT, Gary JJ, Conkin JE, Franks HL. Effective taper criterion for the full veneer crown preparation in preclinical prosthodontics. J Prosthodont. 1999;8(3):196-200.
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9. Blatz MB, Vonderheide M, Conejo J. The Effect of Resin Bonding on Long-Term Success of High-Strength Ceramics. J Dent Res. 2018;97(2):132-9.
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12. Guth JF, Wallbach J, Stimmelmayr M, Gernet W, Beuer F, Edelhoff D. Computer-aided evaluation of preparations for CAD/CAM-fabricated all-ceramic crowns. Clin Oral Investig. 2013;17(5):1389-95.
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Intervista: il Dr. Adham Elsayed parla di CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal

Intervista: il Dr. Adham Elsayed parla di CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal

In questa intervista, il Dr. Adham Elsayed, specializzato in protesi e impianti e responsabile clinico e scientifico presso Kuraray Noritake Dental, descrive in dettaglio i benefici del nuovo composito dell’azienda, CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal, e ne illustra l’applicazione nella pratica quotidiana.

 

Sebbene i dentisti siano sempre più specializzati, si assiste a una crescente domanda di prodotti che possano essere utilizzati per tutte le indicazioni. In che modo CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal soddisfa questa esigenza?

Per prima cosa, è necessario spiegare il significato del termine “universale” in questo contesto. Prima c’erano due tipi di compositi che si differenziavano per l’area di applicazione: compositi anteriori, utilizzati in restauri di classe III, IV e V, in cui il risultato estetico ha la priorità, e compositi posteriori, in cui le proprietà meccaniche, come la forza e il tasso di usura, sono più importanti. I compositi universali, quindi, sono prodotti che possono essere utilizzati in tutti i tipi di restauro, sia nell'area anteriore sia in quella posteriore.

Un altro modo in cui l’aggettivo “universale” più essere inteso riguarda il colore. In questo caso, il termine viene utilizzato per descrivere un sistema di composito restaurativo disponibile in minor numero di colori, che possa adattarsi alla struttura del dente indipendentemente dal suo colore. Un vantaggio considerevole di questo tipo di composito è il fatto che garantisce un flusso di lavoro semplificato.

CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal è essenzialmente universale in entrambe le accezioni: è un sistema che può essere utilizzato sia per i restauri posteriori che anteriori, ed è disponibile in soli tre colori, una per l'area posteriore e due per quella anteriore.

I prodotti universali, che si tratti di cementi per fissaggio, adesivi o compositi, sono interessanti per i dentisti nella misura in cui semplificano la procedura di trattamento, senza compromettere qualità e durata nel tempo.

 

 

In che modo CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal si basa sul successo della gamma CLEARFIL MAJESTY™?

La famiglia di prodotti CLEARFIL MAJESTY™ è ora ben consolidata. Include prodotti come CLEARFIL MAJESTY™ Posterior, uno dei compositi posteriori più amati, grazie alle sue avanzate proprietà meccaniche e alla minima contrazione da polimerizzazione. CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 è un ampio sistema altamente vantaggioso, grazie alle sue eccellenti proprietà ottiche e alla sua capacità di produrre un’estetica di alto livello nella regione anteriore, utilizzando la tecnica multistrato di Kuraray Noritake Dental. La linea CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow, con tre fluidità diverse, è anch’essa un membro vincente della famiglia.

Kuraray Noritake Dental prosegue la storia di successo di CLEARFIL MAJESTY™ con quest’ultimo innovativo prodotto, in grado di modificare la definizione di composito universale. CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal include molte delle proprietà dei più conosciuti ES-2 ed ES Flow, oltre alla Tecnologia di Diffusione della Luce (LDT) di Kuraray Noritake Dental.

 

A proposito di LDT: in che modo il composito trae beneficio da questa tecnologia?

La LDT permette al materiale di diffondere e riflettere i raggi luminosi da diverse angolazioni, le quali, a loro volta, permettono al restauro in composito di emanare la luce alla struttura dentale circostante in maniera simile. Pertanto, questa tecnologia elimina i problemi estetici, come la visibilità del restauro e dei bordi di preparazione. Grazie all’innovativa LDT, agli ottimi riempitivi e all’opacità, CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal si fonde completamente con la struttura dentale circostante e si integra con il dente naturale, eliminando la necessità della scelta del colore.

 

 

Come detto, CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal è disponibile in un colore per i restauri posteriori e due per i restauri anteriori. Può una così ridotta gamma di colori garantire restauri altamente estetici?

CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal non è il primo composito sul mercato con una gamma colori ridotta. Tuttavia, possiamo dire con certezza che è il primo a mettere in primo piano l’estetica e non solo il ridotto numero di colori.

Sappiamo dalla nostra esperienza che utilizzare sistemi di compositi a tonalità singola nella regione anteriore porta, il più delle volte, a risultati estetici insoddisfacenti, anche con l’utilizzo di un composito opaco per ridurre l’interferenza nella corrispondenza della tonalità. Questo è dovuto al fatto che cercare di fornire un unico colore per tutti i restauri, anteriori e posteriori, e per tutte le tonalità di dente, compromette molto l’estetica. In altre parole, utilizzare un materiale altamente translucente nel tentativo di abbinarlo a tutti i restauri e a tutte le tonalità, comporterà un’interferenza di altri elementi nella bocca, come lingua, gengive eccetera.

Kuraray Noritake ha ben compreso questo concetto e ha risolto il problema introducendo tre colori con translucenze progettate per soddisfare indicazioni specifiche. È importante sottolineare la semplicità del flusso di lavoro, dato che è necessaria una sola siringa per restauro. Questo rende CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal una vera rivoluzione, poiché offre l’unione perfetta tra semplicità ed estetica.


Quali altri benefici offre questo nuovo composito?

Altri benefici includono le proprietà meccaniche superiori, per cui la famiglia di prodotti CLEARFIL MAJESTY™ è già ben conosciuta, oltre alle ottime proprietà di resistenza all’usura, basso carico di contrazione e forza elevata. Può essere lucidato facilmente e mantiene la propria lucentezza. Inoltre, la maneggevolezza del materiale è un enorme vantaggio: permette un lungo tempo di lavorazione di circa 270 secondi a luce ambientale. Non è appiccicoso e può essere modellato facilmente.

 

 

Quali professionisti del settore odontoiatrico possono trarre maggiori vantaggi da questo prodotto?

L’unione perfetta tra semplicità ed estetica garantisce al clinico diversi vantaggi. Offre una rapida procedura estremamente diretta, senza compromettere i risultati estetici. Non necessita di una selezione esatta del colore, ma allo stesso tempo esclude errori visibili di tonalità non corrispondenti, con una minore quantità di materiale da tenere a magazzino. Per questi motivi, secondo la mia opinione, questo dovrebbe essere il prodotto da scegliere nella maggior parte dei casi nella pratica quotidiana.

Nei materiali dentali, si assiste a continui progressi e sviluppi. I professionisti del settore dovrebbero integrare tali innovazioni, rendendo la loro pratica quotidiana più efficiente con flussi di lavoro semplificati, procedure che fanno risparmiare tempo, meno selezioni di materiali, e, quindi, meno rischio operativo, oltre che un bisogno minore di formare il personale dello studio sull’uso di una gran quantità di materiali.

 

 

Supportare gli odontoiatri con prodotti universali

L'applicabilità universale dei materiali dentali è una caratteristica molto apprezzata da chi li utilizza, in quanto consente di restringere la gamma di materiali necessari e di conseguenza l’inventario, facilitando al tempo stesso l’introduzione di flussi di lavoro universali. Riducendo le variabili e le incompatibilità, tutto il personale dello studio saprà esattamente cosa fare e come farlo, il che significa meno errori e qualità costante dei risultati.

Essendo uno dei principali sviluppatori e fornitori di adesivi, cementi e materiali compositi per otturazioni e restauri indiretti, Kuraray Noritake Dental sostiene con convinzione il concetto di universalità in ambito odontoiatrico. Esempi famosi di prodotti universali per i restauri diretti sono CLEARFIL™ Universal Bond Quick, un adesivo one-step per ricostruzioni dentali che può essere utilizzato con o senza fase di mordenzatura preliminare, e il composito fluido per otturazioni CLEARFIL MAJESTY™ ES Flow.
In aggiunta, è stato appena lanciato il nuovo composito universale CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal che, grazie all'esclusiva Tecnologia di Diffusione della Luce, permette di realizzare restauri estetici con un solo colore, sia nei settori anteriori sia in quelli posteriori.

I flussi di lavoro dei restauri indiretti sono stati semplificati grazie a prodotti come PANAVIA™ SA Cement Universal, cemento resina autoadesivo, indicato per tutti i tipi di materiali da restauro, da utilizzare in base a un unico protocollo universale.

 

 

Prima di utilizzare questo prodotto, è consigliata la detersione del dente e del restauro con KATANA™ Cleaner, decontaminante universale indicato per l'uso intra ed extra orale, che permette di creare le condizioni ottimali per un'adesione forte e duratura.

 

Entrambi questi prodotti hanno di recente ricevuto giudizi molto positivi da parte dei valutatori del Clinician’s Report. Clicca qui per leggere le loro valutazioni!

 

 

Efficacia nella rimozione di un cemento provvisorio

La completa rimozione di un cemento provvisorio dall'abutment con pasta pomice e coppette per profilassi o con un ablatore ad ultrasuoni non è efficace al 100%. In molti casi, alcuni residui visivamente impercettibili restano sulla superficie. Questi residui avranno un effetto negativo sulla performance adesiva del sistema di cementazione utilizzato. KATANA™ Cleaner è la risposta a questo problema! Applicato dopo la rimozione del cemento provvisorio, fornisce la condizioni ottimali per una cementazione definitiva.

Tutti i dettagli sono riportati nel relativo report scientifico.

 

Caso clinico - Ricostruzione incisivo superiore con CLEARFIL MAJESTY ES-2 Universal

Realizzato dal Dr. Luca Dusi

 

Ricostruzione estetica di un incisivo laterale con resina composita: il caso clinico

Per ragioni puramente estetiche, questa paziente chiedeva la ricostruzione del suo incisivo superiore laterale destro conoide (12). Ho proposto un trattamento che prevedeva una prima fase di terapia ortodontica, mirata a recuperare lo spazio necessario per ricostruire l’incisivo laterale nelle dimensioni ideali. La paziente ha rifiutato di sottoporsi alla terapia ortodontica da me suggerita, ed è stato dunque deciso di restaurare il dente con una resina composita, adattandone le dimensioni allo spazio disponibile.

 

Per l’adesione, è stato utilizzato CLEARFIL™ SE BOND 2, mentre la ricostruzione è stata eseguita con il nuovo composito CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal. Sebbene si tratti di un materiale creato per la tecnica monomassa, con due sole tonalità per i settori anteriori, in questo caso, ho deciso di combinare tra loro le due paste, per ottenere il migliore risultato estetico possibile. Per la ricostruzione della zona cervicale e centrale dell’incisivo laterale è stato utilizzato il colore UD (Universal Dark). La porzione incisale è stata invece ricostruita con UL (Universal Light).

 

Fig. 1. Situazione iniziale con un incisivo superiore destro conoide (12).

 

Fig. 2. Immagine della situazione iniziale ottenuta con un filtro polarizzatore, per la rilevazione del colore.

 

Fig. 3. E’ stato scelto il nuovo composito CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal, con due sole combinazioni cromatiche per i settori anteriori, che offre una buona integrazione ottica grazie alla Tecnologia di Diffusione della Luce Kuraray Noritake Dental.

 

Fig. 4. Determinazione del colore con l’ausilio di campioni polimerizzati di CLEARFIL MAJESTY™ ES-2 Universal UL (Universal Light) e UD (Universal Dark) sulle superfici dentali.

 

Fig. 5. Isolamento con diga di gomma.

 

Fig. 6. Utilizzo di CLEARFIL™ SE BOND 2 per creare una forte e affidabile adesione tra la struttura del dente e il materiale composito.

 

Situazione finale

Fig. 7. Il composito universale si integra perfettamente con i denti contigui dal punto di vista cromatico e della finitura superficiale.

 

DR. LUCA DUSI

  • Laureato con lode in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università di Milano nel 2010.
  • Negli anni 2011/2012 e 2012/2013 ha ricoperto l’incarico di Professore a Contratto di Tecnologie Protesiche presso l’Università di Milano-Bicocca.
  • Socio SIdP (Società Italiana di Parodontologia) e AIC (Accademia Italiana di Conservativa).

 

Video tutorial - Episodio 7 - Cerabien ZR (CZR) - Tecnica build-up Luster, tecnica Internal Stain, regolazione del croma con internal staining

Vi presentiamo la seguente raccolta di video realizzati da MDT. Alek Aronin in cui utilizza la ceramica CERABIEN ZR (CZR) per la tecnica build-up Luster, le tecnica Internal Stain e la regolazione del croma con internal staining.

Ogni passaggio verrà spiegato nei video di seguito.

 

Video tutorial - Episodio 5 - KATANA UTML

Vi presentiamo la seguente raccolta di video realizzati da MDT. Kazunobu Yamada in cui utilizza KATANA Zirconia UTML.

Ogni passaggio verrà spiegato nei video di seguito.

 

 

 

Video tutorial - Episodio 3 - KATANA - Sinterizzazione

Ecco il terzo episodio della nostra breve raccolta di video tutorial sulla zirconia KATANA.
Argomento di questo episodio: come controllare e gestire la sinterizzazione.

Ogni passaggio verrà spiegato nei video di seguito.

Il video completo è l'ultima della lista qui sotto.